VoceDiTorino
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"Un solo colpo, un mistero che sembra non volersi risollevare"
Ieri sera, in una scena che sembrava tratta da uno dei più scioccanti casi della storia del policing milanese, la famiglia di Zack Mansouri, il 28enne marocchino ucciso al "bosco di Rogoredo", ha chiesto scusa. Ma chi è stato l'autore di quell'atto di violenza, e come si è espresso, e come si è giustificato?
La versione del poliziotto che aveva sparato per "legittima difesa" era stata messa in discussione da fonti legali. I primi rilievi dell'autopsia, effettuati dall'anamopatologa Cristina Cattaneo, indicano un colpo laterale alla testa di Abderrahim Mansouri, sparato presumibilmente con una pistola a salve da una distanza maggiore di 25 metri. Una ferita che sembra non essere compatibile con la versione del poliziotto.
Secondo l'avvocato Pietro Porciani, la ferita sarebbe compatibile con uno sparo quando il poliziotto si trovava di fronte alla vittima. Ma i primi risultati dell'autopsia sono ancora da essere confermati e, come dice Porciani, bisognerà confrontarli anche con altri accertamenti.
La ricostruzione 3d della scena del crimine è in corso, e la procura di Milano guidata da Marcello Viola prevede un altro accertamento, con l'aspetto di Redaelli, consulente dei Poggi per il caso Garlasco. La pistola giocattolo di Mansouri sarà esaminata domani al maxiprocesso.
La famiglia del ragazzo ucciso è infine chiusa nel labirinto delle tesi difensive e delle ipotesi che possono aiutarla a ottenere una qualche giustizia. "Credo che a breve parecchie persone dovranno chiedere scusa alla famiglia di Mansouri Abderrahim", dice Debora Piazza, avvocata della famiglia.
Un caso che sembra non volersi risollevare, e che sembra sempre più simbolico. Il 28enne ucciso al "bosco di Rogoredo" era noto come Zack, e la sua morte è stata un colpo per tutta la comunità marocchina milanese.
Il caso, che sta ancora ier manifestandosi, è pronto per essere esaminato da un tribunale. Ma l'aspetto di giustizia è ancora molto lontano.
Ieri sera, in una scena che sembrava tratta da uno dei più scioccanti casi della storia del policing milanese, la famiglia di Zack Mansouri, il 28enne marocchino ucciso al "bosco di Rogoredo", ha chiesto scusa. Ma chi è stato l'autore di quell'atto di violenza, e come si è espresso, e come si è giustificato?
La versione del poliziotto che aveva sparato per "legittima difesa" era stata messa in discussione da fonti legali. I primi rilievi dell'autopsia, effettuati dall'anamopatologa Cristina Cattaneo, indicano un colpo laterale alla testa di Abderrahim Mansouri, sparato presumibilmente con una pistola a salve da una distanza maggiore di 25 metri. Una ferita che sembra non essere compatibile con la versione del poliziotto.
Secondo l'avvocato Pietro Porciani, la ferita sarebbe compatibile con uno sparo quando il poliziotto si trovava di fronte alla vittima. Ma i primi risultati dell'autopsia sono ancora da essere confermati e, come dice Porciani, bisognerà confrontarli anche con altri accertamenti.
La ricostruzione 3d della scena del crimine è in corso, e la procura di Milano guidata da Marcello Viola prevede un altro accertamento, con l'aspetto di Redaelli, consulente dei Poggi per il caso Garlasco. La pistola giocattolo di Mansouri sarà esaminata domani al maxiprocesso.
La famiglia del ragazzo ucciso è infine chiusa nel labirinto delle tesi difensive e delle ipotesi che possono aiutarla a ottenere una qualche giustizia. "Credo che a breve parecchie persone dovranno chiedere scusa alla famiglia di Mansouri Abderrahim", dice Debora Piazza, avvocata della famiglia.
Un caso che sembra non volersi risollevare, e che sembra sempre più simbolico. Il 28enne ucciso al "bosco di Rogoredo" era noto come Zack, e la sua morte è stata un colpo per tutta la comunità marocchina milanese.
Il caso, che sta ancora ier manifestandosi, è pronto per essere esaminato da un tribunale. Ma l'aspetto di giustizia è ancora molto lontano.