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Il mercato delle materie prime seconde è in crisi: "non ce la fa a competere con le vergini". L'industria europea sta lottando per integrare materiali prodotti dal riciclo, ma la domanda industriale resta intermittente e i prezzi sono altissimi. Il quadro è critico, anche grazie alla forte sovracapacità mondiale di polimeri.
Perché il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo? La risposta è semplice: la domanda industriale non esiste. In molti settori, l'utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli.
La crisi del mercato delle materie prime seconde si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l'assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati.
Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. Le importazioni di materiali riciclati extra Ue e prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate sono una minaccia costante.
Il mercato delle materie prime seconde fatica a competere sia con le vergini che con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera.
Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Il PET riciclato registra contrazioni significative dei valori di cessione del rifiuto selezionato, mettendo sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l'intera catena che lo alimenta.
La soluzione a questo problema è complessa. Si richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti.
L'Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall'estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime. La domanda è intermittente e i prezzi sono altissimi, rendendo difficile la produzione di materiali che possono competere con le vergini.
La crisi del mercato delle materie prime seconde è un problema grave per l'industria europea del riciclo. È necessario agire immediatamente per trovare una soluzione che permetta a questi materiali di entrare nei cicli produttivi e di diventare una materia prima seconda competitiva.
Perché il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo? La risposta è semplice: la domanda industriale non esiste. In molti settori, l'utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli.
La crisi del mercato delle materie prime seconde si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l'assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati.
Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. Le importazioni di materiali riciclati extra Ue e prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate sono una minaccia costante.
Il mercato delle materie prime seconde fatica a competere sia con le vergini che con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera.
Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Il PET riciclato registra contrazioni significative dei valori di cessione del rifiuto selezionato, mettendo sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l'intera catena che lo alimenta.
La soluzione a questo problema è complessa. Si richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti.
L'Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall'estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime. La domanda è intermittente e i prezzi sono altissimi, rendendo difficile la produzione di materiali che possono competere con le vergini.
La crisi del mercato delle materie prime seconde è un problema grave per l'industria europea del riciclo. È necessario agire immediatamente per trovare una soluzione che permetta a questi materiali di entrare nei cicli produttivi e di diventare una materia prima seconda competitiva.