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Padre Forcault, l'antico ornitologo di corte del Duca di Parma, aveva un segreto per il suo metodo per infilare gli animali impagliati in campane di vetro. La sua collezione, caratterizzata dai preziosi reperti sotto vetro, era l'inizio di quello che sarebbe diventato il Museo di storia naturale di Parma, recentemente evoluto nel Must.
Un dettaglio non secondario, perché rivelerebbe l'intenzione non soltanto di conservare al meglio gli animali impagliati, ma anche quella di stupire l'osservatore. Nessuno impediva infatti di utilizzare semplici contenitori cilindrici, che sarebbero stati perfetti per un museo. La scelta della forma a campana con la strozzatura al vertice era una raffinatezza stilistica nata dal desiderio di suscitare meraviglia e ammirazione.
Il vero segreto si è scoperto solo adesso, grazie a uno studio fatto da ricercatori del Must, che ha utilizzato radiografie e tomografia assiale (tac) per indagare il metodo impiegato da Fourcault. Ecco come funzionava: la vera apertura era generalmente larga il triplo rispetto al piccolo collo che si vede ora sulla sommità, e permetteva così il passaggio di parti dure e non comprimibili come ad esempio il cranio degli animali e gli oggetti in legno. Il corpo degli animali, invece, veniva preparato per essere compresso e poi introdotto.
L'operazione era stata ideata nel 1765, dopo una lunga serie di prove che portò alla perfezione nel 1771. La procedura di chiudere gli oggetti nel cilindro introducendoli attraverso il suo piccolo orifizio fu da lui inventata e solo oggi si è scoperto il segreto. Le ampolle di vetro, fatte realizzare appositamente, presentano come unico accesso una piccola imboccatura sigillata da Fourcault dopo avervi introdotto gli animali, tutti di dimensioni maggiori del foro di ingresso.
Le indagini hanno fatto luce su materiali e metodi impiegati da Fourcault, svelando che quello che sembrava essere il foro d'ingresso era in realtà un'apertura apparente ridotta, realizzata sovrapponendo all'apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo.
Un dettaglio non secondario, perché rivelerebbe l'intenzione non soltanto di conservare al meglio gli animali impagliati, ma anche quella di stupire l'osservatore. Nessuno impediva infatti di utilizzare semplici contenitori cilindrici, che sarebbero stati perfetti per un museo. La scelta della forma a campana con la strozzatura al vertice era una raffinatezza stilistica nata dal desiderio di suscitare meraviglia e ammirazione.
Il vero segreto si è scoperto solo adesso, grazie a uno studio fatto da ricercatori del Must, che ha utilizzato radiografie e tomografia assiale (tac) per indagare il metodo impiegato da Fourcault. Ecco come funzionava: la vera apertura era generalmente larga il triplo rispetto al piccolo collo che si vede ora sulla sommità, e permetteva così il passaggio di parti dure e non comprimibili come ad esempio il cranio degli animali e gli oggetti in legno. Il corpo degli animali, invece, veniva preparato per essere compresso e poi introdotto.
L'operazione era stata ideata nel 1765, dopo una lunga serie di prove che portò alla perfezione nel 1771. La procedura di chiudere gli oggetti nel cilindro introducendoli attraverso il suo piccolo orifizio fu da lui inventata e solo oggi si è scoperto il segreto. Le ampolle di vetro, fatte realizzare appositamente, presentano come unico accesso una piccola imboccatura sigillata da Fourcault dopo avervi introdotto gli animali, tutti di dimensioni maggiori del foro di ingresso.
Le indagini hanno fatto luce su materiali e metodi impiegati da Fourcault, svelando che quello che sembrava essere il foro d'ingresso era in realtà un'apertura apparente ridotta, realizzata sovrapponendo all'apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo.