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Stella Li, 55 anni, alla guida di Byd, il marchio cinese che nel 2025 è diventato il primo costruttore mondiale di auto elettriche. Un traguardo che l’ha portata per la prima volta al World Economic Forum di Davos, «un posto molto interessante, dove ci sono molti leader e la possibilità di discutere in modo aperto». E senza alcun timore reverenziale me ha approfittato: incrociando Jensen Huang, cofondatore e ceo di Nvidia.
«Il più grande errore dell’industria automobilistica europea? All’inizio non ha creduto davvero nell’auto elettrica. Noi abbiamo sempre creduto che l’elettrificazione fosse il futuro. Molte aziende investono in modo discontinuo, entrano ed escono. Noi no. Abbiamo investito tutto nella tecnologia del futuro. Politiche instabili hanno spinto molte aziende a cambiare direzione, sprecando ricerca e sviluppo».
In questo momento Byd è alle prese con i dazi che la Regione Ungheria ha imposto per bloccare l'ingresso di auto cinesi. Ma Stella Li non si lascia intimidire: «Non abbiamo bisogno di essere spinti. Byd ha una visione di lungo periodo. Le nostre strutture europee le abbiamo decise 3 o 4 anni fa. La nostra filosofia è semplice: se siamo in un mercato ricco, produciamo localmente. Investiamo molto in Brasile e anche in Europa. Il nostro stabilimento in Ungheria è già nella fase di avviamento e puntiamo alla piena capacità entro un anno e mezzo».
«Il più grande errore dell’industria automobilistica europea? All’inizio non ha creduto davvero nell’auto elettrica. Noi abbiamo sempre creduto che l’elettrificazione fosse il futuro. Molte aziende investono in modo discontinuo, entrano ed escono. Noi no. Abbiamo investito tutto nella tecnologia del futuro. Politiche instabili hanno spinto molte aziende a cambiare direzione, sprecando ricerca e sviluppo».
In questo momento Byd è alle prese con i dazi che la Regione Ungheria ha imposto per bloccare l'ingresso di auto cinesi. Ma Stella Li non si lascia intimidire: «Non abbiamo bisogno di essere spinti. Byd ha una visione di lungo periodo. Le nostre strutture europee le abbiamo decise 3 o 4 anni fa. La nostra filosofia è semplice: se siamo in un mercato ricco, produciamo localmente. Investiamo molto in Brasile e anche in Europa. Il nostro stabilimento in Ungheria è già nella fase di avviamento e puntiamo alla piena capacità entro un anno e mezzo».