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La nuova stagione del Tfr: cosa cambia e come?
Dal prossimo 1° luglio, milioni di lavoratori dovranno affrontare nuove regole sulla destinazione dei loro fondi pensione. Tra le novità più importanti c'è l'introduzione di un meccanismo di "silenzio-assenso" revocabile entro 60 giorni.
Per i giovani al primo impiego, la scelta è semplificata: il Tfr sarà automaticamente indirizzato alla previdenza complementare. Ma è fatto salvo il diritto di rinuncia del lavoratore, a patto che comunichi in modo esplicito la volontà di lasciare la sua buonuscita in azienda entro i primi 60 giorni dall'assunzione stessa.
In caso di "silenzio", scatta un tacito consenso: l'azienda verserà alla previdenza integrativa il Tfr dovuto fin dalla data di assunzione del dipendente. Ma attenzione, la soglia dimensionale delle imprese aumenta: dal 1° luglio, le aziende con meno di 60 dipendenti devono comunque versare al Fondo di Tesoreria dell'istituto nazionale previdenziale.
Un'altra novità riguarda la previdenza complementare. Il 50% del "tesoretto" accumulato potrà essere richiesto come capitale, mentre il 60% sarà destinato alla rendita integrativa. La rendita vitalizia trasformata in "rendita a durata definita" sarà erogata come pensione integrativa per un numero di anni pari all'aspettativa di vita residua.
I tetti di detrazione aumentano: dal 2026 sale la soglia di deducibilità dei versamenti effettuati a un fondo di previdenza complementare, passando da 5.164,57 euro a 5.300 euro all'anno. Chi non riesce a raggiungere il limite massimo deducibile può recuperare l'importo non "sfruttato" negli anni successivi.
Ma non è solo la previdenza complementare a cambiare. La gestione di rischi e rendimenti in base all'età diventa più complessa: i fondi privati devono prendere in considerazione l'età anagrafica dell'aderente nonché del suo orizzonte temporale.
Le sentenze della Cassazione hanno anche apportato delle novità. Gli extra che concorrono alla maturazione del trattamento di fine rapporto sono ora riconosciuti come parte della retribuzione utile, mentre i rimborsi spese di lavoro erogati dietro presentazione di giustificativi rimangono esclusi dal Tfr.
Dal prossimo 1° luglio, milioni di lavoratori dovranno affrontare nuove regole sulla destinazione dei loro fondi pensione. Tra le novità più importanti c'è l'introduzione di un meccanismo di "silenzio-assenso" revocabile entro 60 giorni.
Per i giovani al primo impiego, la scelta è semplificata: il Tfr sarà automaticamente indirizzato alla previdenza complementare. Ma è fatto salvo il diritto di rinuncia del lavoratore, a patto che comunichi in modo esplicito la volontà di lasciare la sua buonuscita in azienda entro i primi 60 giorni dall'assunzione stessa.
In caso di "silenzio", scatta un tacito consenso: l'azienda verserà alla previdenza integrativa il Tfr dovuto fin dalla data di assunzione del dipendente. Ma attenzione, la soglia dimensionale delle imprese aumenta: dal 1° luglio, le aziende con meno di 60 dipendenti devono comunque versare al Fondo di Tesoreria dell'istituto nazionale previdenziale.
Un'altra novità riguarda la previdenza complementare. Il 50% del "tesoretto" accumulato potrà essere richiesto come capitale, mentre il 60% sarà destinato alla rendita integrativa. La rendita vitalizia trasformata in "rendita a durata definita" sarà erogata come pensione integrativa per un numero di anni pari all'aspettativa di vita residua.
I tetti di detrazione aumentano: dal 2026 sale la soglia di deducibilità dei versamenti effettuati a un fondo di previdenza complementare, passando da 5.164,57 euro a 5.300 euro all'anno. Chi non riesce a raggiungere il limite massimo deducibile può recuperare l'importo non "sfruttato" negli anni successivi.
Ma non è solo la previdenza complementare a cambiare. La gestione di rischi e rendimenti in base all'età diventa più complessa: i fondi privati devono prendere in considerazione l'età anagrafica dell'aderente nonché del suo orizzonte temporale.
Le sentenze della Cassazione hanno anche apportato delle novità. Gli extra che concorrono alla maturazione del trattamento di fine rapporto sono ora riconosciuti come parte della retribuzione utile, mentre i rimborsi spese di lavoro erogati dietro presentazione di giustificativi rimangono esclusi dal Tfr.