I vertici della magistratura hanno fatto un fuoco di fila contro la riforma della giustizia che vuole separare le carriere dei giudici e dei Procuratori generali in nome della terzietà del giudice. Ma dal punto di vista del Comitato Sì, è una liturgia datata che non tiene conto delle esigenze della magistratura.
Il presidente del Comitato Sì, Nicolò Zanon, ha spiegato che la riforma non è una diminuzione dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ma piuttosto un tentativo di liberare la magistratura dal potere delle correnti e prevedere una giustizia disciplinare più effettiva e seria. Tuttavia, i suoi avversari hanno risposto con toni infondati e catastrofisti, temendo di perdere il controllo degli organi di governo autonomo.
Ma la separazione delle carriere non è già un problema? Non c'è una distinzione delle funzioni che rende difficile il passaggio da una funzione all'altra, ma i giudici e i Procuratori generali continuano a essere colleghi. Ecco perché la separazione delle carriere è solo un tentativo di semplificare le cose, senza portarle avanti.
E poi ci sono le preoccupazioni sulla formazione dei membri del nuovo Csm. Ma Mantovano ha spiegato che se passerà il sì al referendum, ci sarà la massima disponibilità a prevedere che la lista dei laici sia redatta mediante un'elezione con maggioranze parlamentari qualificate. Non sarà il governo a formare la lista, ma accordi tra partiti di maggioranza e di opposizione.
Insomma le argomentazioni del No sulla riforma sono pretestuose, è solo il tentativo di allarmare i cittadini con informazioni inesatte. E la campagna per il Sì sta entrando nel vivo ora, le persone vogliono essere informate e non con slogan gridati o semplificazioni.
In sintesi, la riforma della giustizia è un tentativo di migliorare la magistratura, senza portarle avanti. E gli italiani non sono stupidi da farsi abbindolare dai toni infondati degli avversari. Dobbiamo smettere di usare questi toni e confrontarci riportando il dibattito sulle cose, senza guerre di religione.
Il presidente del Comitato Sì, Nicolò Zanon, ha spiegato che la riforma non è una diminuzione dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ma piuttosto un tentativo di liberare la magistratura dal potere delle correnti e prevedere una giustizia disciplinare più effettiva e seria. Tuttavia, i suoi avversari hanno risposto con toni infondati e catastrofisti, temendo di perdere il controllo degli organi di governo autonomo.
Ma la separazione delle carriere non è già un problema? Non c'è una distinzione delle funzioni che rende difficile il passaggio da una funzione all'altra, ma i giudici e i Procuratori generali continuano a essere colleghi. Ecco perché la separazione delle carriere è solo un tentativo di semplificare le cose, senza portarle avanti.
E poi ci sono le preoccupazioni sulla formazione dei membri del nuovo Csm. Ma Mantovano ha spiegato che se passerà il sì al referendum, ci sarà la massima disponibilità a prevedere che la lista dei laici sia redatta mediante un'elezione con maggioranze parlamentari qualificate. Non sarà il governo a formare la lista, ma accordi tra partiti di maggioranza e di opposizione.
Insomma le argomentazioni del No sulla riforma sono pretestuose, è solo il tentativo di allarmare i cittadini con informazioni inesatte. E la campagna per il Sì sta entrando nel vivo ora, le persone vogliono essere informate e non con slogan gridati o semplificazioni.
In sintesi, la riforma della giustizia è un tentativo di migliorare la magistratura, senza portarle avanti. E gli italiani non sono stupidi da farsi abbindolare dai toni infondati degli avversari. Dobbiamo smettere di usare questi toni e confrontarci riportando il dibattito sulle cose, senza guerre di religione.