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Un'epoca di riforme per i condominii. La legge AC 2692, sostenuta dai Fratelli d'Italia, prevede una serie di novità che potrebbero cambiare la faccia del settore. Ma cosa ci si aspetta da questa "riforma bis"?
Innanzitutto, la trasparenza diventa il pilastro su cui si vuole costruire l'edificio della buona gestione condominiale. L'amministratore, che oggi può essere qualsiasi persona, dovrà avere una laurea in un ambito specifico - economico, giuridico o tecnico-scientifico - per poter esercitare la sua funzione. Una scelta che sembra più che difficile da raggiungere, considerando che oggi non esiste un percorso universitario specifico dedicato al condominio.
Ma la cosa più preoccupante è il nuovo ruolo del revisore condominiale. In ogni condominio con più di venti proprietari, dovrà essere certificatore dei rendiconti annuali. Chi esercita senza iscrizione rischia sanzioni fino a 5 mila euro.
Inoltre, il sistema di formazione attuale verrà adattato alle nuove disposizioni, ma con un'obbligatorietà degli aggiornamenti e dei corsi periodici che sembrano non essere sufficienti. E poi c'è il rinnovo automatico dell'incarico annuale, salvo diversa decisione dell'assemblea, una soluzione che potrebbe superare le frequenti impasse legate al mancato raggiungimento delle maggioranze.
La novità più controversa è però la possibilità di rivalersi direttamente sui proprietari se necessario. Un piano che sembra più pensato alle imprese che ai condomini virtuosi. E poi ci sono i tempi, più lunghi di quanto si sperasse, per avviare i decreti ingiuntivi contro i morosi.
Ma non dimentichiamo la sicurezza delle parti comuni, che viene rafforzata con verifiche affidate a società specializzate e possibilità per l'amministratore di intervenire direttamente in caso di inerzia dell'assemblea. E infine, il fondo spese dovrà essere costituito integralmente fin dall'avvio degli interventi.
In sintesi, la riforma del condominio potrebbe portare più ordine e trasparenza, ma anche aumentare i costi per i proprietari. Solo il tempo dirà se le novità introdotte saranno benefici per tutti o solo per alcune parti.
Innanzitutto, la trasparenza diventa il pilastro su cui si vuole costruire l'edificio della buona gestione condominiale. L'amministratore, che oggi può essere qualsiasi persona, dovrà avere una laurea in un ambito specifico - economico, giuridico o tecnico-scientifico - per poter esercitare la sua funzione. Una scelta che sembra più che difficile da raggiungere, considerando che oggi non esiste un percorso universitario specifico dedicato al condominio.
Ma la cosa più preoccupante è il nuovo ruolo del revisore condominiale. In ogni condominio con più di venti proprietari, dovrà essere certificatore dei rendiconti annuali. Chi esercita senza iscrizione rischia sanzioni fino a 5 mila euro.
Inoltre, il sistema di formazione attuale verrà adattato alle nuove disposizioni, ma con un'obbligatorietà degli aggiornamenti e dei corsi periodici che sembrano non essere sufficienti. E poi c'è il rinnovo automatico dell'incarico annuale, salvo diversa decisione dell'assemblea, una soluzione che potrebbe superare le frequenti impasse legate al mancato raggiungimento delle maggioranze.
La novità più controversa è però la possibilità di rivalersi direttamente sui proprietari se necessario. Un piano che sembra più pensato alle imprese che ai condomini virtuosi. E poi ci sono i tempi, più lunghi di quanto si sperasse, per avviare i decreti ingiuntivi contro i morosi.
Ma non dimentichiamo la sicurezza delle parti comuni, che viene rafforzata con verifiche affidate a società specializzate e possibilità per l'amministratore di intervenire direttamente in caso di inerzia dell'assemblea. E infine, il fondo spese dovrà essere costituito integralmente fin dall'avvio degli interventi.
In sintesi, la riforma del condominio potrebbe portare più ordine e trasparenza, ma anche aumentare i costi per i proprietari. Solo il tempo dirà se le novità introdotte saranno benefici per tutti o solo per alcune parti.