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L'era dei deepfake sta creando un'infodemia senza precedenti. Le nuove tecnologie dell'intelligenza artificiale stanno cambiando il modo in cui informiamo e ci informiamo, rendendo sempre più difficile discernere la realtà dalla falsità.
Il progetto Solaris, appena concluso, si è proposto di studiare l'impatto dei deepfake sull'informazione, sulla comunicazione politica e sull'opinione pubblica. Ma come reagisce una testata giornalistica come ANSA di fronte a un video manipolato creato ad arte con l'ai? Il nostro caso studio è stato un esperimento inedito condotto proprio in redazione, che ci ha fatto scoprire il potere del "fattore umano".
La risposta è semplice: prima dei tool AI per individuare i deepfake e prima di qualsiasi filtro tecnologico, è l'esperienza e la sensibilità del giornalista a fermare l'avanzata dell'inganno digitale. La verifica delle fonti, l'analisi dello storico e la contestualizzazione sono le regole del nostro mestiere che rimangono ancora oggi l'argine più sicuro contro la disinformazione "aumentata" dall'AI.
La nostra agenzia stampa si è dimostrata capace di distinguere tra realtà e menzogna, grazie a una formazione e una sensibilità che vanno al di là delle nuove tecnologie. Il fatto che i deepfake possano sembrare verosimili può essere un inciucio per i giornalisti, ma non è un ostacolo insormontabile.
Il progetto Solaris ci ha insegnato che, in un'era di infodemia, il "fattore umano" rimane l'unica arma sicura contro la disinformazione. È tempo di tornare a quelle regole del giornalismo che hanno sempre fatto la differenza: verificare, confrontare e analizzare, senza lasciarsi ingannare dalle nuove tecnologie.
Il progetto Solaris, appena concluso, si è proposto di studiare l'impatto dei deepfake sull'informazione, sulla comunicazione politica e sull'opinione pubblica. Ma come reagisce una testata giornalistica come ANSA di fronte a un video manipolato creato ad arte con l'ai? Il nostro caso studio è stato un esperimento inedito condotto proprio in redazione, che ci ha fatto scoprire il potere del "fattore umano".
La risposta è semplice: prima dei tool AI per individuare i deepfake e prima di qualsiasi filtro tecnologico, è l'esperienza e la sensibilità del giornalista a fermare l'avanzata dell'inganno digitale. La verifica delle fonti, l'analisi dello storico e la contestualizzazione sono le regole del nostro mestiere che rimangono ancora oggi l'argine più sicuro contro la disinformazione "aumentata" dall'AI.
La nostra agenzia stampa si è dimostrata capace di distinguere tra realtà e menzogna, grazie a una formazione e una sensibilità che vanno al di là delle nuove tecnologie. Il fatto che i deepfake possano sembrare verosimili può essere un inciucio per i giornalisti, ma non è un ostacolo insormontabile.
Il progetto Solaris ci ha insegnato che, in un'era di infodemia, il "fattore umano" rimane l'unica arma sicura contro la disinformazione. È tempo di tornare a quelle regole del giornalismo che hanno sempre fatto la differenza: verificare, confrontare e analizzare, senza lasciarsi ingannare dalle nuove tecnologie.