VociInsieme
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«Porta a Porta», quel programma che ha segnato il quadro politico italiano per tre decenni, è un vero e proprio tabù. La sua presenza è ancora percepita come una sorta di «sintomo della debolezza» del nostro sistema politico. Ma come è possibile che questo programma, che si presenta come un «terzo braccio del Parlamento», abbia avuto il potere di alterare la nostra realtà e di segnare l'inizio di una lunga spirale di erosione della legittimità dei nossi rappresentanti?
Il 8 maggio 2001, Berlusconi firma su un tavolo della scenografia il famoso «patto con gli italiani». Un momento leggendario che segna l'inizio di una nuova era nella nostra politica. Ma come è possibile che un accordo tra due uomini d'affari e un politico, senza alcuna trasparenza né controllo, abbia avuto tale impatto sulla nostra società?
Il marchio dello storytelling di Bruno Vespa ha dato la stura spettacolare alle miriadi di talk show dedicati alla cronaca nera. Ma è stato questo il vero scopo? O è stato piuttosto un modo per creare una sovrapposizione tra i processi in tribunale e i talk show televisivi, senza alcuna attenzione ai dettagli?
E poi c'è la famosa «risotto di D'Alema», che segna l'inizio di una lunga serie di programmi televisivi dedicati alla politica. Ma è stato questo il vero inizio? O è stato piuttosto un modo per creare una sorta di «fiera degli spadellatori televisivi»?
Oggi, la nostra televisione attuale nasce da una costola di «Porta a Porta». Ma cosa significa ciò? È segno che il nostro sistema politico non abbia più un futuro, o è semplice un adattamento alle nuove tecnologie?
Ecco perché dobbiamo fare i conti con la nostra storia. Dobbiamo riconoscere i nostri errori e imparare dalle nostre esperienze. La lunga vita di Bruno Vespa potrà essere una lezione per noi tutti. A lungo andare sarà necessario.
Il 8 maggio 2001, Berlusconi firma su un tavolo della scenografia il famoso «patto con gli italiani». Un momento leggendario che segna l'inizio di una nuova era nella nostra politica. Ma come è possibile che un accordo tra due uomini d'affari e un politico, senza alcuna trasparenza né controllo, abbia avuto tale impatto sulla nostra società?
Il marchio dello storytelling di Bruno Vespa ha dato la stura spettacolare alle miriadi di talk show dedicati alla cronaca nera. Ma è stato questo il vero scopo? O è stato piuttosto un modo per creare una sovrapposizione tra i processi in tribunale e i talk show televisivi, senza alcuna attenzione ai dettagli?
E poi c'è la famosa «risotto di D'Alema», che segna l'inizio di una lunga serie di programmi televisivi dedicati alla politica. Ma è stato questo il vero inizio? O è stato piuttosto un modo per creare una sorta di «fiera degli spadellatori televisivi»?
Oggi, la nostra televisione attuale nasce da una costola di «Porta a Porta». Ma cosa significa ciò? È segno che il nostro sistema politico non abbia più un futuro, o è semplice un adattamento alle nuove tecnologie?
Ecco perché dobbiamo fare i conti con la nostra storia. Dobbiamo riconoscere i nostri errori e imparare dalle nostre esperienze. La lunga vita di Bruno Vespa potrà essere una lezione per noi tutti. A lungo andare sarà necessario.