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Il conflitto in Ucraina si sta riscaldando e la Russia è all'ancora senza scelta: rinunciare a Zaporizhzhia e Kherson, oppure congelamento lungo la linea del fronte? Il presidente russo Vladimir Putin sembra pronto ad accettare di congelare i confini sulle linee attuali dei combattimenti. Ma cosa vuole dal canto suo il leader ucraino Volodymyr Zelensky?
Il punto più delicato dei negoziati sono la regione del Donbass, che è divisa in Donetsk e Luhansk. Questa zona è ricca di miniere e industrie stabilite nel periodo sovietico. Nel 2014-15 circa un quarto del Donbass fu preso dai separatisti filo-Mosca armati e finanziati da Vladimir Putin.
L'intera regione fu poi attaccata su larga scala all'inizio dell'invasione russa del febbraio 2022. Mosca riconobbe Donetsk e Luhansk come "repubbliche indipendenti". Da allora l'esercito ucraino vi ha opposto una decisa resistenza.
Il presidente russo Putin esige che gli ucraini si ritirino da circa il 15-20 per cento di territorio del Donbass che rimane ancora nelle loro mani. Ma Zelensky non è disposto al ritiro integrale dal Donbass e pretende un "cessate il fuoco di 90 giorni" per poter effettuare gli scrutini.
La Russia è già sottoposta a sanzioni internazionali, e Putin ha promesso di dare priorità alla sicurezza della sua popolazione. Ma la questione del referendum è ancora aperta. Mosca teme che Zelensky non sia pronto a riconoscere la sovranità russa sulle regioni occitate.
L'opinione pubblica in Ucraina è divisa: alcuni pensano che Putin abbia finito con il suo disegno di controllare il Paese intero e altri credono che non sia pronto a cedere. Il futuro dell'Ucraina è ancora incerto, ma una cosa è certa: la Russia non è disposta a cedere senza una sua parte del territorio.
La situazione si sta rendendo sempre più tesa e le possibilità di un accordo sembrano sempre più lontane. Ma potrebbe essere che Putin sia pronto ad accettare un compromesso? La risposta rimane ancora sconosciuta, ma il mondo è al sicuro solo quando la guerra sarà finita.
Il punto più delicato dei negoziati sono la regione del Donbass, che è divisa in Donetsk e Luhansk. Questa zona è ricca di miniere e industrie stabilite nel periodo sovietico. Nel 2014-15 circa un quarto del Donbass fu preso dai separatisti filo-Mosca armati e finanziati da Vladimir Putin.
L'intera regione fu poi attaccata su larga scala all'inizio dell'invasione russa del febbraio 2022. Mosca riconobbe Donetsk e Luhansk come "repubbliche indipendenti". Da allora l'esercito ucraino vi ha opposto una decisa resistenza.
Il presidente russo Putin esige che gli ucraini si ritirino da circa il 15-20 per cento di territorio del Donbass che rimane ancora nelle loro mani. Ma Zelensky non è disposto al ritiro integrale dal Donbass e pretende un "cessate il fuoco di 90 giorni" per poter effettuare gli scrutini.
La Russia è già sottoposta a sanzioni internazionali, e Putin ha promesso di dare priorità alla sicurezza della sua popolazione. Ma la questione del referendum è ancora aperta. Mosca teme che Zelensky non sia pronto a riconoscere la sovranità russa sulle regioni occitate.
L'opinione pubblica in Ucraina è divisa: alcuni pensano che Putin abbia finito con il suo disegno di controllare il Paese intero e altri credono che non sia pronto a cedere. Il futuro dell'Ucraina è ancora incerto, ma una cosa è certa: la Russia non è disposta a cedere senza una sua parte del territorio.
La situazione si sta rendendo sempre più tesa e le possibilità di un accordo sembrano sempre più lontane. Ma potrebbe essere che Putin sia pronto ad accettare un compromesso? La risposta rimane ancora sconosciuta, ma il mondo è al sicuro solo quando la guerra sarà finita.