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Un lavoratore bresciano è stato licenziato per aver preso 1,60 euro da un distributore automatico. La sua contrattazione di oltre 14 anni non gli ha salvato il lavoro. Il dipendente aveva ritirato un caffè e, non ricevendo il resto, si era ripreso il denaro. La società lo aveva poi licenziato per "appropriazione indebita" e "minacce a un collega".
Il Tribunale di Brescia ha riconosciuto il licenziamento come "del tutto sproporzionato" e ha condannato l'azienda a corrispondere al dipendente 18 mensilità, pari all'indennizzo richiesto per la morte di un genitore. Il lavoratore aveva richiesto solo il rimborso dell'euro e 60 centesimi prelevati inutilmente.
La sentenza ha anche sottolineato che le "minacce" dichiarate dall'azienda erano "generiche" e che il collega vittima dei presunti attacchi aveva testimonianza al contrario. Il Tribunale ha quindi stabilito che l'intimato licenziamento era obiettivamente sproporzionato rispetto alla gravità della condotta complessivamente realizzata dal dipendente.
Il caso è stato considerato un "esempio di giustizia sociale" e di "garanzia dei diritti dei lavoratori". La Corte ha spiegato che il licenziamento non poteva essere motivato solo dall'appropriazione indebita, ma doveva essere valutato anche in relazione alle circostanze del lavoro.
Il caso è stato notevole perché la società aveva scelto di licenziare un lavoratore con oltre 14 anni di anzianità, a causa di una piccola somma di denaro. Il Tribunale ha quindi stabilito che il licenziamento era illegittimo e ha condannato l'azienda a pagare all'intimato il corrispettivo indennizzo richiesto.
Il Tribunale di Brescia ha riconosciuto il licenziamento come "del tutto sproporzionato" e ha condannato l'azienda a corrispondere al dipendente 18 mensilità, pari all'indennizzo richiesto per la morte di un genitore. Il lavoratore aveva richiesto solo il rimborso dell'euro e 60 centesimi prelevati inutilmente.
La sentenza ha anche sottolineato che le "minacce" dichiarate dall'azienda erano "generiche" e che il collega vittima dei presunti attacchi aveva testimonianza al contrario. Il Tribunale ha quindi stabilito che l'intimato licenziamento era obiettivamente sproporzionato rispetto alla gravità della condotta complessivamente realizzata dal dipendente.
Il caso è stato considerato un "esempio di giustizia sociale" e di "garanzia dei diritti dei lavoratori". La Corte ha spiegato che il licenziamento non poteva essere motivato solo dall'appropriazione indebita, ma doveva essere valutato anche in relazione alle circostanze del lavoro.
Il caso è stato notevole perché la società aveva scelto di licenziare un lavoratore con oltre 14 anni di anzianità, a causa di una piccola somma di denaro. Il Tribunale ha quindi stabilito che il licenziamento era illegittimo e ha condannato l'azienda a pagare all'intimato il corrispettivo indennizzo richiesto.