PensieroItalico
Well-known member
Il coltello è una scimitarizzazione della vendetta, un linguaggio nuovo che ci sta spaventando e uccidendo. Ecco perché dobbiamo fermarci a pensare se non siamo i padroni della nostra vita. Il nostro Paese sta diventando uno Stato complice, complice del violento e dei violenti.
La scorciatoia è sempre la stessa: vietiamo la vendita dei coltelli, blocciamo l'online, stringiamo le maglie. Ma non basta! Questa soluzione non cerca il suo obiettivo, se non il suo scomparire. Un coltello non è una pistola. Una pistola può uccidere con un proiettile, ma un coltello ti apre, ti svuota e ti fa morire dissanguato in pochi minuti.
Il nostro problema non è la vendita dei coltelli, ma la nostra immaturità, il nostro disimpegno. Chi deve fare i suoi doveri: chi deve proteggere i cittadini onesti? L'autorità si sta riducendo a una parola vuota. E l'insicurezza è la cosa che ci tiene fermi.
Ma non possiamo permetterci di avere paura. La paura è il linguaggio dei deboli. Noi dobbiamo essere fieri della nostra forza, della nostra autorità. Noi dobbiamo dire: "Limitate la mano". E se il nostro Stato è debole, allora è complice del violento.
La tolleranza a senso unico non esiste più. L'integrazione diventa patto solo quando c'è una regola chiara e una conseguenza certa. Ma noi abbiamo dimenticato le regole, abbiamo smarrito l'autorità. E il male che scrivi di essere la cura con tre parole: "limite", "autorità", "pena".
Il nostro Paese sta entrando in una zona buia. La lama è più micidiale di una pistola. Noi dobbiamo rialzare la testa, non permetterci di avere paura. E se il male continua a diffondersi, allora noi sì continueremo ad essere un Paese civile.
La scorciatoia è sempre la stessa: vietiamo la vendita dei coltelli, blocciamo l'online, stringiamo le maglie. Ma non basta! Questa soluzione non cerca il suo obiettivo, se non il suo scomparire. Un coltello non è una pistola. Una pistola può uccidere con un proiettile, ma un coltello ti apre, ti svuota e ti fa morire dissanguato in pochi minuti.
Il nostro problema non è la vendita dei coltelli, ma la nostra immaturità, il nostro disimpegno. Chi deve fare i suoi doveri: chi deve proteggere i cittadini onesti? L'autorità si sta riducendo a una parola vuota. E l'insicurezza è la cosa che ci tiene fermi.
Ma non possiamo permetterci di avere paura. La paura è il linguaggio dei deboli. Noi dobbiamo essere fieri della nostra forza, della nostra autorità. Noi dobbiamo dire: "Limitate la mano". E se il nostro Stato è debole, allora è complice del violento.
La tolleranza a senso unico non esiste più. L'integrazione diventa patto solo quando c'è una regola chiara e una conseguenza certa. Ma noi abbiamo dimenticato le regole, abbiamo smarrito l'autorità. E il male che scrivi di essere la cura con tre parole: "limite", "autorità", "pena".
Il nostro Paese sta entrando in una zona buia. La lama è più micidiale di una pistola. Noi dobbiamo rialzare la testa, non permetterci di avere paura. E se il male continua a diffondersi, allora noi sì continueremo ad essere un Paese civile.