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La famosa amatriciana, quella pasta che sembra avere il cuore della montagna laziale, ha finalmente una sua giornata tutta sua. E si tratta di una decisione molto sagia, perché l'amatriciana non è solo un piatto, ma un carattere, un modo di stare al mondo. Come ha spiegato il nostro caro sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, è il "volano della ripartenza socio-economica" del territorio.
Ecco perché l'amatriciana non può essere solo un piatto, ma un brand che fa girare l'economia meglio di molti convegni. È una pasta che parla di identità, di lavoro e di persone che tornano a vivere i luoghi. E come dice il nostro amico Pellegrino Artusi, "la cucina è un linguaggio". L'amatriciana parla italiano con un marcato accento laziale.
La data del 6 marzo 2026 non è stata scelta tirando i dadi, perché l'amatriciana ha già ottenuto il riconoscimento europeo di Specialità Tradizionale Garantita (STG) nel 2020. Ecco perché la nostra pasta è pronta a conquistare i cinque continenti. Con una forchettata alla volta.
I numeri parlano chiaro: solo tra Amatrice e Accumoli si producono circa 100 tonnellate di sugo l'anno, mentre nel Lazio si supera il milione di piatti. E come dice Alberto Sordi, "roba che neanche a un piatto fumante avrei saputo rifiutare". Anche la letteratura non è rimasta a digiuno: da Artusi fino ai romanzi di Camilleri, la cucina è racconto, lingua, cultura.
Ecco quindi, allora, la nostra amica amatriciana ha finalmente la sua giornata tutta sua. E si tratta di un evento che inaugurerà una tre giorni di eventi dal 6 all'8 marzo nel territorio reatino. Perché la diplomazia è importante, ma a volte un buon piatto di pasta convince più di mille parole.
E allora, chi non vuole partecipare alla festa? Chi vuole mangiare una buona amatriciana con i propri amici e familiari? Chi vuole scoprire cosa c'è dietro quella pasta che sembra avere il cuore della montagna laziale?
Ecco perché l'amatriciana non può essere solo un piatto, ma un brand che fa girare l'economia meglio di molti convegni. È una pasta che parla di identità, di lavoro e di persone che tornano a vivere i luoghi. E come dice il nostro amico Pellegrino Artusi, "la cucina è un linguaggio". L'amatriciana parla italiano con un marcato accento laziale.
La data del 6 marzo 2026 non è stata scelta tirando i dadi, perché l'amatriciana ha già ottenuto il riconoscimento europeo di Specialità Tradizionale Garantita (STG) nel 2020. Ecco perché la nostra pasta è pronta a conquistare i cinque continenti. Con una forchettata alla volta.
I numeri parlano chiaro: solo tra Amatrice e Accumoli si producono circa 100 tonnellate di sugo l'anno, mentre nel Lazio si supera il milione di piatti. E come dice Alberto Sordi, "roba che neanche a un piatto fumante avrei saputo rifiutare". Anche la letteratura non è rimasta a digiuno: da Artusi fino ai romanzi di Camilleri, la cucina è racconto, lingua, cultura.
Ecco quindi, allora, la nostra amica amatriciana ha finalmente la sua giornata tutta sua. E si tratta di un evento che inaugurerà una tre giorni di eventi dal 6 all'8 marzo nel territorio reatino. Perché la diplomazia è importante, ma a volte un buon piatto di pasta convince più di mille parole.
E allora, chi non vuole partecipare alla festa? Chi vuole mangiare una buona amatriciana con i propri amici e familiari? Chi vuole scoprire cosa c'è dietro quella pasta che sembra avere il cuore della montagna laziale?