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Il regime iraniano è pronta a colpire obiettivi militari e navali degli Stati Uniti in caso di una nuova azione di forza di Donald Trump contro il suo governo. Questa minaccia è stata lanciata dal Presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha chiamato a raccolta il paese e ha affermato che il territorio occupato e i centri militari e navali statunitensi saranno obiettivi legittimi.
L'ayatollah Alì Khameni ha anche dichiarato che se il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il governo iraniano si sarebbe schierato dalla parte dei rivoltosi, allora "si occupi del suo Paese". Queste parole hanno certificato l'agitazione del regime fronte alla possibilità di un intervento armato americano e alle proteste di piazza che stanno facendo traballare il potere di Teheran.
Secondo fonti iraniane, il governo sta provando a reagire con sempre più forza alle proteste di piazza. Ciò include l'accoglienza di miliziani iracheni nel paese e la chiamata a raccolta dei propri sostenitori per mostrare tutta la popolarità che ancora gode l'ayatollah e il suo governo.
Il governo iraniano sta anche organizzando una grande contro-manifestazione a Teheran per "condannare le azioni dei rivoltosi". Gli analisti e fonti diplomatiche e di intelligence dei paesi dell'area considerano i prossimi giorni cruciali per le sorti del paese. Se finora la reazione del governo è stata più "disciplinata", il protrarsi della crisi potrebbe spingere i pasdaran a reprimere con ancora più violenza le manifestazioni.
Il bilancio delle proteste potrebbe essere molto più alto perché a causa del blackout di Internet voluto da Teheran, le verifiche sono molto difficili. Secondo fonti, due settimane dopo l'inizio delle proteste, ci sono già chi tra gli analisti inizia a parlare di una vera e propria "rivoluzione".
L'ayatollah Alì Khameni ha anche dichiarato che se il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il governo iraniano si sarebbe schierato dalla parte dei rivoltosi, allora "si occupi del suo Paese". Queste parole hanno certificato l'agitazione del regime fronte alla possibilità di un intervento armato americano e alle proteste di piazza che stanno facendo traballare il potere di Teheran.
Secondo fonti iraniane, il governo sta provando a reagire con sempre più forza alle proteste di piazza. Ciò include l'accoglienza di miliziani iracheni nel paese e la chiamata a raccolta dei propri sostenitori per mostrare tutta la popolarità che ancora gode l'ayatollah e il suo governo.
Il governo iraniano sta anche organizzando una grande contro-manifestazione a Teheran per "condannare le azioni dei rivoltosi". Gli analisti e fonti diplomatiche e di intelligence dei paesi dell'area considerano i prossimi giorni cruciali per le sorti del paese. Se finora la reazione del governo è stata più "disciplinata", il protrarsi della crisi potrebbe spingere i pasdaran a reprimere con ancora più violenza le manifestazioni.
Il bilancio delle proteste potrebbe essere molto più alto perché a causa del blackout di Internet voluto da Teheran, le verifiche sono molto difficili. Secondo fonti, due settimane dopo l'inizio delle proteste, ci sono già chi tra gli analisti inizia a parlare di una vera e propria "rivoluzione".