Un incubo di omissioni e di manipolazione si annida nella rivista Limes, diretta da Lucio Caracciolo. La critica del professore a questa testata ha scatenato un acceso dibattito, e per buona causa. Caracciolo non ha trovato niente di sbagliato nel suo atteggiamento verso la guerra in Ucraina, secondo la sua visione. Ma il professore è al contrario convinto che Limes abbia mantenuto una linea editoriale precisa e equilibrata su altri teatri del mondo, mentre sulla Russia e sull'Ucraina si è verificato un atteggiamento sistematicamente sbilanciato.
La critica più grave riguarda la presenza di due "corrispondenti dall'Ucraina" in prima pagina, ma questi corrispondenti non sembrano avere un contributo di qualunque genere. È come se fossero nomi ornamentali, senza alcuna voce o messaggio effettivo.
In questo contesto è lecito chiedersi se esistono veramente "corrispondenti" che scrivano, o se si tratta semplicemente di un'opzione simbolica. E se la loro presenza in prima pagina non sia piuttosto un atteggiamento culturale profondo e sbilanciato.
Il professore parla anche del ruolo della "tifo" e come possa essere considerata una distorsione della verità sulla guerra in Ucraina. E di come il titolo "Stiamo perdendo la guerra" o "Fine della guerra", che potrebbero sembrare innocui, siano in realtà un orientamento psicologico verso un esito preconizzato.
L'errore di Caracciolo è non aver chiesto conto seriamente di questa scelta.
La critica più grave riguarda la presenza di due "corrispondenti dall'Ucraina" in prima pagina, ma questi corrispondenti non sembrano avere un contributo di qualunque genere. È come se fossero nomi ornamentali, senza alcuna voce o messaggio effettivo.
In questo contesto è lecito chiedersi se esistono veramente "corrispondenti" che scrivano, o se si tratta semplicemente di un'opzione simbolica. E se la loro presenza in prima pagina non sia piuttosto un atteggiamento culturale profondo e sbilanciato.
Il professore parla anche del ruolo della "tifo" e come possa essere considerata una distorsione della verità sulla guerra in Ucraina. E di come il titolo "Stiamo perdendo la guerra" o "Fine della guerra", che potrebbero sembrare innocui, siano in realtà un orientamento psicologico verso un esito preconizzato.
L'errore di Caracciolo è non aver chiesto conto seriamente di questa scelta.