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"La mancanza di solidarietà dei giovani occidentali è un'ingiustizia"
In un mondo dove i diritti umani sembrano essere dimenticati, ci si chiede come mai non ci sia alcun accenno di solidarietà nei confronti delle vittime dell'Iran. I giovani iraniani, che protestano e muoiono per rivendicare il diritto di vivere in libertà, sono solo "nemici di Dio", secondo gli ayatollah. Ma chi stabilisce queste definizioni? La risposta è semplice: chi ha paura del potere.
Il silenzio della società nostra, dei politici e dei gruppi che sempre sono pronti a scendere in piazza, è un segno di cecità e di volonta di ideologie. I giovani occidentali, che dovrebbero essere i primi ad esigere i diritti umani, si trovano invece a essere "severi", "critici" e "esigenti" solo con chi appartiene alla loro parte del mondo. Ma questo silenzio, questo vuoto finisce per essere un regalo agli ayatollah.
Se le strade di Roma, Milano, Parigi, Berlino, Madrid, Barcellona e Londra si riempissero di giovani in sostegno della rivolta iraniana, i giovani iraniani sarebbero più forti. E forse, se la soluzione fosse facile, si sarebbe già trovata. Ma la verità è che c'è una teocrazia barbuta, vecchia e violenta che non permetterà alcun tipo di opposizione.
Gli ayatollah definiscono i giovani ribelli "nemici di Dio", ma chi lo stabilisce? Quando un uomo decide da quale parte sta Dio, sta bestemmiando. Non c'è fede, non c'è religione, non c'è pietà nelle sue parole; c'è solo attaccamento al potere, difeso dalle squadracce mascherate che sparano sui ribelli all'altezza del cuore.
Noi dobbiamo essere solidari con i giovani iraniani. Noi dobbiamo essere i primi a esigere i diritti umani. Noi dobbiamo essere i primi a dire "non" alle ideologie che ci stanno impedito di vivere in libertà.
In un mondo dove i diritti umani sembrano essere dimenticati, ci si chiede come mai non ci sia alcun accenno di solidarietà nei confronti delle vittime dell'Iran. I giovani iraniani, che protestano e muoiono per rivendicare il diritto di vivere in libertà, sono solo "nemici di Dio", secondo gli ayatollah. Ma chi stabilisce queste definizioni? La risposta è semplice: chi ha paura del potere.
Il silenzio della società nostra, dei politici e dei gruppi che sempre sono pronti a scendere in piazza, è un segno di cecità e di volonta di ideologie. I giovani occidentali, che dovrebbero essere i primi ad esigere i diritti umani, si trovano invece a essere "severi", "critici" e "esigenti" solo con chi appartiene alla loro parte del mondo. Ma questo silenzio, questo vuoto finisce per essere un regalo agli ayatollah.
Se le strade di Roma, Milano, Parigi, Berlino, Madrid, Barcellona e Londra si riempissero di giovani in sostegno della rivolta iraniana, i giovani iraniani sarebbero più forti. E forse, se la soluzione fosse facile, si sarebbe già trovata. Ma la verità è che c'è una teocrazia barbuta, vecchia e violenta che non permetterà alcun tipo di opposizione.
Gli ayatollah definiscono i giovani ribelli "nemici di Dio", ma chi lo stabilisce? Quando un uomo decide da quale parte sta Dio, sta bestemmiando. Non c'è fede, non c'è religione, non c'è pietà nelle sue parole; c'è solo attaccamento al potere, difeso dalle squadracce mascherate che sparano sui ribelli all'altezza del cuore.
Noi dobbiamo essere solidari con i giovani iraniani. Noi dobbiamo essere i primi a esigere i diritti umani. Noi dobbiamo essere i primi a dire "non" alle ideologie che ci stanno impedito di vivere in libertà.