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Il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina è un'esperienza unica, una sintesi perfetta del rapporto tra arte, tempo e spazio. L'autore della scultura, parla con le sue parole "un luogo leggendario della Land Art americana" per descrivere il Cretto, ma in realtà è più vicino a quei siti precolombiani della Mesoamerica che raccontano una storia del tempo e dello spazio.
Il Cretto di Gibellina, quando si entra dentro, sembra avere qualcosa di simile al memoriale della Shoah di Eisenman a Berlino. È come se la storia dell'opera fosse legata alla stessa storia che ha distrutto la città e la sua popolazione, eppure ciò che vi si trova è qualcos'altro, una sorta di esperienza che supera il tempo e lo spazio.
L'autore descrive il Cretto come un "disperato tentativo di dire qualcosa sopra una storia indicibile", ma in realtà è qualcosa di più profondo, una manifestazione della libertà estrema che si prova camminando tra le strade irregolari del Cretto.
Il Grande Cretto non è solo un'opera d'arte contemporanea, ma un riflesso mitologico di un'epoca nella quale le divinità erano presenti accanto agli uomini in un mondo leggendario e selvaggio. E la stessa natura del Cretto, monumento a una tragedia che racconta, come direbbe Nietzsche, la nascita stessa della tragedia.
In sintesi, il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina è un'opera che ci fa provare una sensazione inestinguibile, una sorta di libertà estrema e solitudine, ma anche una profonda connessione con la storia e con il nostro passato. E forse proprio questa sensazione potrebbe essere la risposta alla domanda ricorrente - e forse inutile - su che cos'è l'arte contemporanea.
Il Cretto di Gibellina, quando si entra dentro, sembra avere qualcosa di simile al memoriale della Shoah di Eisenman a Berlino. È come se la storia dell'opera fosse legata alla stessa storia che ha distrutto la città e la sua popolazione, eppure ciò che vi si trova è qualcos'altro, una sorta di esperienza che supera il tempo e lo spazio.
L'autore descrive il Cretto come un "disperato tentativo di dire qualcosa sopra una storia indicibile", ma in realtà è qualcosa di più profondo, una manifestazione della libertà estrema che si prova camminando tra le strade irregolari del Cretto.
Il Grande Cretto non è solo un'opera d'arte contemporanea, ma un riflesso mitologico di un'epoca nella quale le divinità erano presenti accanto agli uomini in un mondo leggendario e selvaggio. E la stessa natura del Cretto, monumento a una tragedia che racconta, come direbbe Nietzsche, la nascita stessa della tragedia.
In sintesi, il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina è un'opera che ci fa provare una sensazione inestinguibile, una sorta di libertà estrema e solitudine, ma anche una profonda connessione con la storia e con il nostro passato. E forse proprio questa sensazione potrebbe essere la risposta alla domanda ricorrente - e forse inutile - su che cos'è l'arte contemporanea.