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La polemica sulla partecipazione di Ghali alle Olimpiadi invernali si è fatta più calda dopo gli attacchi della Lega e le parole del ministro dello Sport, Andrea Abodi. Il rapper milanese ha dichiarato che sa il motivo per cui non è stato incluso nell'esecuzione dell'inno italiano nello show di inaugurazione degli Giochi olimpici venerdì a San Siro.
“Lo so, quando una voce viene accettata, lo so quando viene corretta, lo so quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. Ma soprattutto so perché non ho più potuto cantare l'inno d'Italia e perché sono stato proposto a recitare una poesia sulla pace in una lingua che all'ultimo era di troppo, cioè l'araba. Una lingua che non può esprimere il mio pensiero, ma che fa rumore con il mio silenzio. Ecco, questo è il Gran Teatro”, ha scritto Ghali.
Queste parole hanno riportato alla ribalta le polemiche politiche del rapper milanese sulla causa palestinese e sulle accuse rivolte a Israele di avere commesso un "genocidio" a Gaza. Il pupazzo-alter ego che lo accompagna al teatro Ariston ha già fatto dire al pubblico “stop al genocidio” durante l'ultima esibizione di Ghali al Festival di Sanremo, una uscita criticata dall'allora ambasciatore israeliano in Italia Alon Bar.
Gli attacchi della Lega sono stati immediati: "Una notizia sconcertante", hanno definiti gli eletti del centrodestra, mentre la Lega ha dichiarato che Ghali avrebbe rappresentato un odiatore di Israele e del centrodestra, protagonista di scene imbarazzanti e volgari. L'Italia e i Giochi meritano un artista, non un fanatico pro Pal”.
“Lo so, quando una voce viene accettata, lo so quando viene corretta, lo so quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. Ma soprattutto so perché non ho più potuto cantare l'inno d'Italia e perché sono stato proposto a recitare una poesia sulla pace in una lingua che all'ultimo era di troppo, cioè l'araba. Una lingua che non può esprimere il mio pensiero, ma che fa rumore con il mio silenzio. Ecco, questo è il Gran Teatro”, ha scritto Ghali.
Queste parole hanno riportato alla ribalta le polemiche politiche del rapper milanese sulla causa palestinese e sulle accuse rivolte a Israele di avere commesso un "genocidio" a Gaza. Il pupazzo-alter ego che lo accompagna al teatro Ariston ha già fatto dire al pubblico “stop al genocidio” durante l'ultima esibizione di Ghali al Festival di Sanremo, una uscita criticata dall'allora ambasciatore israeliano in Italia Alon Bar.
Gli attacchi della Lega sono stati immediati: "Una notizia sconcertante", hanno definiti gli eletti del centrodestra, mentre la Lega ha dichiarato che Ghali avrebbe rappresentato un odiatore di Israele e del centrodestra, protagonista di scene imbarazzanti e volgari. L'Italia e i Giochi meritano un artista, non un fanatico pro Pal”.