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L'Italia ha perso un maestro. Ettore Scola, regista della nostra cinematografia, è scomparso dieci anni fa, ma il suo lascito resta ancora oggi una fonte inesauribile di ispirazione per il nostro cinema. La sua morte ci ha lasciato un vuoto irreparabile, come se si fosse perso un pezzo di noi stessi.
Ricordo ancora la conversazione che mi tenne al Policlinico l'11 gennaio 2016. Ettore Scola era stato colto da un malore improvviso e le sue virtù maggiori - la parola e il sorriso - erano state privati di lui in un istante.
Negli anni che sono trascorsi dalla sua morte, ho notato una mancanza che non si può più ignorare. Ettore era un maestro della nostra cinematografia, forte e curioso, lottava con il sorriso addosso. Le sue opere continuano a stupire e a ispirare i nuovi generi, come "Una giornata particolare", "Ballando ballando" e "La terrazza".
Ma Ettore era anche un uomo colto, con letture profonde e una curiosità da rabdomante. Ha denunciato, con amore, l'inizio della crisi della militanza comunista, all'alba degli Anni 80 in un film, "La terrazza", che metteva in luce lo smarrimento e il disagio degli ideali di giustizia al cospetto di una società che poteva finire col far dire: "Volevamo cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi".
Il suo modo di raccontare era, al tempo stesso, popolare ed elegante. Il contrario della volgarità dilagante che costituirà, nell'ultimo tempo della sua vita, l'ossessione, raccontata, da autori come Federico Fellini e altri. Autore amato in ogni parte del mondo, venerato in Francia, Scola se ne è andato troppo presto. Maestro, ma davvero.
Ettore per tutta la sua vita, come dice un suo personaggio, è stato "più oltre". Ha vissuto in uno spazio tutto suo, ha vissuto le sue passioni e ha scritto dei film che hanno toccato milioni di persone. Sua morte ci ha lasciato un vuoto irreparabile, ma il suo lascito resta ancora oggi una fonte inesauribile di ispirazione per il nostro cinema.
Ecco perché dobbiamo ricordare Ettore Scola e riprovare a sostenere l'importanza della parola e del sorriso. Il suo cinema ci ha insegnato che la vita è anche una vicenda umana collettiva, che i nostri affetti e le nostre relazioni sono parte di una storia più grande.
"Chi soffre e chi pensa", come Ettore Scola ha scritto in un articolo per "L'Unità". Questo è il messaggio del nostro regista. E dobbiamo ancora oggi ricordarlo e riprovare a sostenere l'importanza della parola e del sorriso nella nostra vita quotidiana.
Ecco perché, dieci anni dopo la sua morte, Ettore Scola continua ad essere una fonte di ispirazione per il nostro cinema. Il suo lascito rimane ancora oggi un pezzo di noi stessi, che ci ricorda l'importanza della parola e del sorriso nella nostra vita quotidiana.
Ricordo ancora la conversazione che mi tenne al Policlinico l'11 gennaio 2016. Ettore Scola era stato colto da un malore improvviso e le sue virtù maggiori - la parola e il sorriso - erano state privati di lui in un istante.
Negli anni che sono trascorsi dalla sua morte, ho notato una mancanza che non si può più ignorare. Ettore era un maestro della nostra cinematografia, forte e curioso, lottava con il sorriso addosso. Le sue opere continuano a stupire e a ispirare i nuovi generi, come "Una giornata particolare", "Ballando ballando" e "La terrazza".
Ma Ettore era anche un uomo colto, con letture profonde e una curiosità da rabdomante. Ha denunciato, con amore, l'inizio della crisi della militanza comunista, all'alba degli Anni 80 in un film, "La terrazza", che metteva in luce lo smarrimento e il disagio degli ideali di giustizia al cospetto di una società che poteva finire col far dire: "Volevamo cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi".
Il suo modo di raccontare era, al tempo stesso, popolare ed elegante. Il contrario della volgarità dilagante che costituirà, nell'ultimo tempo della sua vita, l'ossessione, raccontata, da autori come Federico Fellini e altri. Autore amato in ogni parte del mondo, venerato in Francia, Scola se ne è andato troppo presto. Maestro, ma davvero.
Ettore per tutta la sua vita, come dice un suo personaggio, è stato "più oltre". Ha vissuto in uno spazio tutto suo, ha vissuto le sue passioni e ha scritto dei film che hanno toccato milioni di persone. Sua morte ci ha lasciato un vuoto irreparabile, ma il suo lascito resta ancora oggi una fonte inesauribile di ispirazione per il nostro cinema.
Ecco perché dobbiamo ricordare Ettore Scola e riprovare a sostenere l'importanza della parola e del sorriso. Il suo cinema ci ha insegnato che la vita è anche una vicenda umana collettiva, che i nostri affetti e le nostre relazioni sono parte di una storia più grande.
"Chi soffre e chi pensa", come Ettore Scola ha scritto in un articolo per "L'Unità". Questo è il messaggio del nostro regista. E dobbiamo ancora oggi ricordarlo e riprovare a sostenere l'importanza della parola e del sorriso nella nostra vita quotidiana.
Ecco perché, dieci anni dopo la sua morte, Ettore Scola continua ad essere una fonte di ispirazione per il nostro cinema. Il suo lascito rimane ancora oggi un pezzo di noi stessi, che ci ricorda l'importanza della parola e del sorriso nella nostra vita quotidiana.