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Il nuovo Decreto Sicurezza: sì al fermo preventivo e allo scudo penale allargato, ma con una sottilissima differenza. La Procura può aprire tracce separate e chiudere rapidamente senza iscrivere il nome nella lista degli indagati. Questo è possibile grazie ad un nuovo articolo, il 335-quinquies, che introduce una annotazione preliminare separata.
In questo modo, se il pubblico ministero ritiene che il fatto sia stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, può fare una annotazione preliminare senza iscrivere il nome nella lista degli indagati. Ma nonostante ciò, la persona indicata resta soggetta ai diritti e alle tutele tipici dei sottoposti alle indagini preliminari.
Il testo del Decreto Sicurezza prevede anche due scadenze: se non servono ulteriori accertamenti, il pubblico ministero deve decidere sulla richiesta di archiviazione entro 30 giorni dall'annotazione preliminare. Se invece ritiene necessari ulteriori accertamenti, deve provvedere "senza ritardo" e comunque entro 120 giorni.
Ma c'è una soglia che fa scattare la procedura "piena". Quando si va verso atti che richiedono la presenza o la facoltà di assistenza del difensore o quando si procede con incidente probatorio, il pubblico ministero deve passare all'iscrizione nel registro previsto dall'articolo 335 (comma 1-bis).
Sembra una piccola variazione rispetto al vecchio sistema, ma potrebbe avere un impatto significativo sulla pratica giudiziaria. Eppure, è proprio questo che rende la legge così problematica: in realtà non c'è una differenza sostanziale tra iscrivere il nome nella lista degli indagati o fare una annotazione preliminare separata.
In ogni caso, la Procura può utilizzare questa nuova disposizione per evitare di procedere con indagini più approfondite e mantenere il fatto sotto controllo. Ecco perché è fondamentale che i genitori e le famiglie siano allertate a questo rischio: se un figlio viene accusato di avere un coltello, potrebbero dover affrontare multe per non averlo nascosto o averlo lasciato in situazioni di rischio.
In sintesi, il nuovo Decreto Sicurezza introduce una nuova tecnica per evitare le indagini più approfondite, ma con un sottile differenziamento che potrebbe non essere sufficiente a proteggere i diritti dei cittadini.
In questo modo, se il pubblico ministero ritiene che il fatto sia stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, può fare una annotazione preliminare senza iscrivere il nome nella lista degli indagati. Ma nonostante ciò, la persona indicata resta soggetta ai diritti e alle tutele tipici dei sottoposti alle indagini preliminari.
Il testo del Decreto Sicurezza prevede anche due scadenze: se non servono ulteriori accertamenti, il pubblico ministero deve decidere sulla richiesta di archiviazione entro 30 giorni dall'annotazione preliminare. Se invece ritiene necessari ulteriori accertamenti, deve provvedere "senza ritardo" e comunque entro 120 giorni.
Ma c'è una soglia che fa scattare la procedura "piena". Quando si va verso atti che richiedono la presenza o la facoltà di assistenza del difensore o quando si procede con incidente probatorio, il pubblico ministero deve passare all'iscrizione nel registro previsto dall'articolo 335 (comma 1-bis).
Sembra una piccola variazione rispetto al vecchio sistema, ma potrebbe avere un impatto significativo sulla pratica giudiziaria. Eppure, è proprio questo che rende la legge così problematica: in realtà non c'è una differenza sostanziale tra iscrivere il nome nella lista degli indagati o fare una annotazione preliminare separata.
In ogni caso, la Procura può utilizzare questa nuova disposizione per evitare di procedere con indagini più approfondite e mantenere il fatto sotto controllo. Ecco perché è fondamentale che i genitori e le famiglie siano allertate a questo rischio: se un figlio viene accusato di avere un coltello, potrebbero dover affrontare multe per non averlo nascosto o averlo lasciato in situazioni di rischio.
In sintesi, il nuovo Decreto Sicurezza introduce una nuova tecnica per evitare le indagini più approfondite, ma con un sottile differenziamento che potrebbe non essere sufficiente a proteggere i diritti dei cittadini.