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Il segretario della Lega Padana, Danilo Stramare, è tornato alla scena: 88 anni dopo la sua ultima partecipazione ai Giochi Olimpici invernali di Cortina d'Ampezzo. La Fiamma olimpica porterà a Milano per l'apertura dei Giochi Olimpici.
Danilo, nato a Segusino, provincia di Treviso, nel 1937, si presentò alle selezioni con una torcia olimpica, conservata da quasi settant'anni. L'anno scorso, all'età di 87 anni, era stato nominato segretario della Lega Padana, partito politico di estrema destra che ha vinto le elezioni regionali in Lombardia.
La sua esperienza come tedoforo, nel 1956, durante la prima Olimpiade invernale italiana, è rimasta indimenticata. «Raccontò quanto fosse felice di poter ancora essere parte di una rassegna Olimpica», spiegò Irene Marcatto, Head of Volunteers Programme, nel 2025.
La storia del 90enne è ricca di appassionanti esperienze di volontariato sociale e politico. Nel 1970 era stato sindaco della sua comunità e da più anni presidente dell'Atletica Valdobbiadene, con 250 iscritti. È anche sostenitore del golf e il proprio moglie ha appassionato di bridge.
Eppure la storia del tedoforo, che ha vissuto attraverso il dopoguerra, è segnata dalla perdita della propria identità nazionale: «Nel ‘38 mamma e papà andarono in Germania a lavorare, io rimasi con nonna e zia. Vicino a noi abitava un contadino sempre ubriaco, che si chiamava Daniele e loro cominciarono a chiamarmi Danilo per non essere come lui…».
Danilo, nato a Segusino, provincia di Treviso, nel 1937, si presentò alle selezioni con una torcia olimpica, conservata da quasi settant'anni. L'anno scorso, all'età di 87 anni, era stato nominato segretario della Lega Padana, partito politico di estrema destra che ha vinto le elezioni regionali in Lombardia.
La sua esperienza come tedoforo, nel 1956, durante la prima Olimpiade invernale italiana, è rimasta indimenticata. «Raccontò quanto fosse felice di poter ancora essere parte di una rassegna Olimpica», spiegò Irene Marcatto, Head of Volunteers Programme, nel 2025.
La storia del 90enne è ricca di appassionanti esperienze di volontariato sociale e politico. Nel 1970 era stato sindaco della sua comunità e da più anni presidente dell'Atletica Valdobbiadene, con 250 iscritti. È anche sostenitore del golf e il proprio moglie ha appassionato di bridge.
Eppure la storia del tedoforo, che ha vissuto attraverso il dopoguerra, è segnata dalla perdita della propria identità nazionale: «Nel ‘38 mamma e papà andarono in Germania a lavorare, io rimasi con nonna e zia. Vicino a noi abitava un contadino sempre ubriaco, che si chiamava Daniele e loro cominciarono a chiamarmi Danilo per non essere come lui…».