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Crescere figli maschi e femmine: ci sono differenze? Perché le nuove generazioni sono così vulnerabili?
La costruzione del proprio sé avviene in adolescenza attraverso un processo continuo di esperimenti, imitazioni, ribellioni che tengono conto di vari aspetti: la genetica, l'ambiente familiare e il contesto sociale e culturale in cui cresce il soggetto. Oggi a essere in crisi sono soprattutto i giovani maschi.
«L'uomo fa più fatica a mostrare le proprie debolezze - commenta Emi Bondi -. Il cervello maschile raggiunge la piena maturità più tardi ed è più esposto a fattori ambientali patogeni, oltre che all'impulsività. È come se subisse di più le incertezze e la volubilità dei tempi presenti». Stando agli ultimi dati sui suicidi in Italia (fonte Istat, 2022) più del 78% erano maschi, anche della fascia dei più giovani (15-34 anni).
La prima differenza riguarda il cervello. Nei maschi c'è un ritardo nella maturazione dell'area del controllo e della ragione rispetto a quella delle emozioni. L'ultima parte a maturare nel cervello maschile è quella delle connessioni tra la corteccia frontale (che regola la parte razionale) e quella dell'amigdala (che regola le emozioni). Questo favorisce l'impulsività e dà ai maschi meno consapevolezza del rischio, un'attitudine che ha permesso alla nostra specie di compiere imprese ardite come la scoperta dell'America.
Anche a livello di connessioni cerebrali ci sono differenze. Le donne hanno connessioni interemisferiche (gli emisferi sono due), mentre gli uomini intraemisferici (all'interno dello stesso emisfero). Queste differenze biologiche sono, però, anche legate a ambiente, educazione, cultura, alla cosiddetta epigenetica.
Nella formazione dell'identità maschile quali i modelli più seguiti? I genitori, soprattutto i padri, che sono i primi a dare un'impronta sull'identità dei figli maschi e poi c'è il gruppo di pari. Gli adolescenti viciniano la propria personalità in formazione adeguandola a quella degli amici - continua Bondi -. Tra gli uomini c'è un codice non scritto che regola i rapporti tra maschi e l'appartenenza a un sistema con le sue regole condivise, la sua identità. Tutto ciò è, però, oggi in grande crisi per due motivi principali: l'individualismo e il narcisismo.
Il patriarcato è in crisi come organizzazione della società ma a livello culturale è cambiato poco, soprattutto in ambito lavorativo, anche perché la maternità non è valorizzata. Le uniche cose considerate di valore oggi sono quelle che danno potere economico ed è ancora un messaggio maschile. Se sei maschio devi realizzarti a livello economico, dominare gli altri, non piangere; mentre alle bambine si continua a dire di fare le brave, di essere educate, belle. Va cambiata prospettiva e rimesso al centro l'essere umano senza differenze di genere, che non significa negare il maschile e il femminile, ma considerare che siamo prima di tutto esseri umani e sociali.
La gentilezza, il rispetto, il prendersi cura del più debole, coraggio, sono valori delle persone. La nuova grammatica è capire e diffondere questi valori. Un padre che vuole creare con i figli intimità, confidenza, complicità, condizioni che rafforzano la relazione e creano un terreno fertile per far sì il ragazzo si apra e si confidi, deve fare delle cose piacevoli insieme al figlio. Una quotidianità giocosa è il presupposto necessario per rimanere “attaccati” ai figli adolescenti.
La necessità di trovare un nuovo lessico è fondamentale per capire che non esistono più principi comunitari, tranne per lo sport, e conta solo l'apparire, il benessere personale, i soldi. C'è una crisi culturale, societaria, di valori identitari da condividere e per cui battersi.
La costruzione del proprio sé avviene in adolescenza attraverso un processo continuo di esperimenti, imitazioni, ribellioni che tengono conto di vari aspetti: la genetica, l'ambiente familiare e il contesto sociale e culturale in cui cresce il soggetto. Oggi a essere in crisi sono soprattutto i giovani maschi.
«L'uomo fa più fatica a mostrare le proprie debolezze - commenta Emi Bondi -. Il cervello maschile raggiunge la piena maturità più tardi ed è più esposto a fattori ambientali patogeni, oltre che all'impulsività. È come se subisse di più le incertezze e la volubilità dei tempi presenti». Stando agli ultimi dati sui suicidi in Italia (fonte Istat, 2022) più del 78% erano maschi, anche della fascia dei più giovani (15-34 anni).
La prima differenza riguarda il cervello. Nei maschi c'è un ritardo nella maturazione dell'area del controllo e della ragione rispetto a quella delle emozioni. L'ultima parte a maturare nel cervello maschile è quella delle connessioni tra la corteccia frontale (che regola la parte razionale) e quella dell'amigdala (che regola le emozioni). Questo favorisce l'impulsività e dà ai maschi meno consapevolezza del rischio, un'attitudine che ha permesso alla nostra specie di compiere imprese ardite come la scoperta dell'America.
Anche a livello di connessioni cerebrali ci sono differenze. Le donne hanno connessioni interemisferiche (gli emisferi sono due), mentre gli uomini intraemisferici (all'interno dello stesso emisfero). Queste differenze biologiche sono, però, anche legate a ambiente, educazione, cultura, alla cosiddetta epigenetica.
Nella formazione dell'identità maschile quali i modelli più seguiti? I genitori, soprattutto i padri, che sono i primi a dare un'impronta sull'identità dei figli maschi e poi c'è il gruppo di pari. Gli adolescenti viciniano la propria personalità in formazione adeguandola a quella degli amici - continua Bondi -. Tra gli uomini c'è un codice non scritto che regola i rapporti tra maschi e l'appartenenza a un sistema con le sue regole condivise, la sua identità. Tutto ciò è, però, oggi in grande crisi per due motivi principali: l'individualismo e il narcisismo.
Il patriarcato è in crisi come organizzazione della società ma a livello culturale è cambiato poco, soprattutto in ambito lavorativo, anche perché la maternità non è valorizzata. Le uniche cose considerate di valore oggi sono quelle che danno potere economico ed è ancora un messaggio maschile. Se sei maschio devi realizzarti a livello economico, dominare gli altri, non piangere; mentre alle bambine si continua a dire di fare le brave, di essere educate, belle. Va cambiata prospettiva e rimesso al centro l'essere umano senza differenze di genere, che non significa negare il maschile e il femminile, ma considerare che siamo prima di tutto esseri umani e sociali.
La gentilezza, il rispetto, il prendersi cura del più debole, coraggio, sono valori delle persone. La nuova grammatica è capire e diffondere questi valori. Un padre che vuole creare con i figli intimità, confidenza, complicità, condizioni che rafforzano la relazione e creano un terreno fertile per far sì il ragazzo si apra e si confidi, deve fare delle cose piacevoli insieme al figlio. Una quotidianità giocosa è il presupposto necessario per rimanere “attaccati” ai figli adolescenti.
La necessità di trovare un nuovo lessico è fondamentale per capire che non esistono più principi comunitari, tranne per lo sport, e conta solo l'apparire, il benessere personale, i soldi. C'è una crisi culturale, societaria, di valori identitari da condividere e per cui battersi.