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La povertà e l'odore. Sono due aspetti insopportabili che ci fanno riflettere sulla società in cui viviamo. Un uomo, un cuoco, racconta la sua esperienza di solidarietà con i senzatetto, ma anche come la sua vita è stata cambiata dalla realtà della miseria.
"Il senzatetto non chiede nulla", dice il cuoco, "occupa lo spazio con corpi, oggetti ma anche odore, molte volte puzza. L'odore resta, non si relativizza è acre, sgradevole a volte da i conati". È un vero e proprio attacco al sistema che ci ha condannato a vivere in una società in cui la miseria è accettata e addirittura commerciata.
La sua esperienza lo ha fatto riflettere sulla politica, "il tema dei poveri risorge molte volte solo durante la campagna elettorale", dice. E dopo il voto? "Il silenzio". La miseria torna sottoterra, insieme ai volantini elettorali.
Ma c'è più dietro queste parole. C'è un sistema che produce povertà e pretende decoro, utilizza i poveri come spauracchio ma non li riconosce come cittadini. "L'odore non viene dai corpi sporchi", dice il cuoco, "viene dalle politiche pubbliche".
E allora cosa possiamo fare? Il cuoco ha preso una decisione: interessare la comunità, offrire ai senzatetto i servizi di base come le docce. Ma c'è un problema. Le docce sono a pagamento per tutti, compresi i senza fissa dimora.
"Ecco perché il cuoco non può sostituire lo Stato", dice. "La lotta sta qui: rompi il modello della segregazione o si accetta il modo di vivere". E la risposta del sistema? Un piccolo sussulto, un cambio di abiti, un voucher per una doccia calda.
Ma è solo un atto politico, dice il cuoco. Lo è sempre, quando dà fastidio ma anche quando smuove le coscienze. La condivisione è un'atto politico che ci fa riflettere sulla nostra società e sulla nostra condizione umana.
"Il senzatetto non chiede nulla", dice il cuoco, "occupa lo spazio con corpi, oggetti ma anche odore, molte volte puzza. L'odore resta, non si relativizza è acre, sgradevole a volte da i conati". È un vero e proprio attacco al sistema che ci ha condannato a vivere in una società in cui la miseria è accettata e addirittura commerciata.
La sua esperienza lo ha fatto riflettere sulla politica, "il tema dei poveri risorge molte volte solo durante la campagna elettorale", dice. E dopo il voto? "Il silenzio". La miseria torna sottoterra, insieme ai volantini elettorali.
Ma c'è più dietro queste parole. C'è un sistema che produce povertà e pretende decoro, utilizza i poveri come spauracchio ma non li riconosce come cittadini. "L'odore non viene dai corpi sporchi", dice il cuoco, "viene dalle politiche pubbliche".
E allora cosa possiamo fare? Il cuoco ha preso una decisione: interessare la comunità, offrire ai senzatetto i servizi di base come le docce. Ma c'è un problema. Le docce sono a pagamento per tutti, compresi i senza fissa dimora.
"Ecco perché il cuoco non può sostituire lo Stato", dice. "La lotta sta qui: rompi il modello della segregazione o si accetta il modo di vivere". E la risposta del sistema? Un piccolo sussulto, un cambio di abiti, un voucher per una doccia calda.
Ma è solo un atto politico, dice il cuoco. Lo è sempre, quando dà fastidio ma anche quando smuove le coscienze. La condivisione è un'atto politico che ci fa riflettere sulla nostra società e sulla nostra condizione umana.