VoceDiVenezia
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Il professore Barbero ha espresso la sua intenzione di votare "no" al referendum sulla giustizia, motivandola con la preoccupazione che il nuovo assetto dell'organo di autogoverno della magistratura indebolisca il Consiglio superiore della magistratura (Csm). Secondo Barbero, i membri del Csm sarebbero "tirati a sorte" e il governo potrebbe di nuovo dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni.
Ma è ciò che dice Barbero una verità? Non sembra.
Innanzitutto, non si tratta della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, ma della divisione delle funzioni. Anche se oggi la distinzione fra i due ruoli è molto limitata, il Csm rappresenta un unico organo di autogoverno che gestisce le decisioni relative al percorso professionale sia dei magistrati che dei giudici.
Ovviamente c'è anche il problema dell'indebolimento del Csm. Ma è vero che la riforma lo "sdoppierebbe"? In realtà, la previsione di due Consigli superiori separati sarebbe una conseguenza logica della divisione delle carriere. Entrambi gli organi manterrebbero una composizione a maggioranza togata e resterebbero presieduti dal presidente della Repubblica.
Un altro punto da sottolineare è che il governo non avrà poteri di intervento sugli organi previsti dalla riforma. Nessuna norma conferirà al governo la possibilità di dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni. La preoccupazione di Barbero, quindi, sembra un'esagerazione.
In ultima analisi, il professore Barbero ha espresso una sua opinione sulla riforma della giustizia, ma non si è fermato a esaminarne attentamente le implicazioni. Ecco perché, forse, è meglio ascoltare anche gli altri punti di vista in discussione su questo tema.
Ma è ciò che dice Barbero una verità? Non sembra.
Innanzitutto, non si tratta della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, ma della divisione delle funzioni. Anche se oggi la distinzione fra i due ruoli è molto limitata, il Csm rappresenta un unico organo di autogoverno che gestisce le decisioni relative al percorso professionale sia dei magistrati che dei giudici.
Ovviamente c'è anche il problema dell'indebolimento del Csm. Ma è vero che la riforma lo "sdoppierebbe"? In realtà, la previsione di due Consigli superiori separati sarebbe una conseguenza logica della divisione delle carriere. Entrambi gli organi manterrebbero una composizione a maggioranza togata e resterebbero presieduti dal presidente della Repubblica.
Un altro punto da sottolineare è che il governo non avrà poteri di intervento sugli organi previsti dalla riforma. Nessuna norma conferirà al governo la possibilità di dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni. La preoccupazione di Barbero, quindi, sembra un'esagerazione.
In ultima analisi, il professore Barbero ha espresso una sua opinione sulla riforma della giustizia, ma non si è fermato a esaminarne attentamente le implicazioni. Ecco perché, forse, è meglio ascoltare anche gli altri punti di vista in discussione su questo tema.