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Il cambio di sesso dei giovani e le terapie ormonali. Un'esperienza da evitare?
Un recente caso di un ragazzo transessuale seguito dal Cidigem di Torino ha portato a una serie di dubbi sulla sicurezza e l'opportunità delle terapie ormonali per i giovani in transizione. Il ragazzo, che soffre di disturbi specifici dell'apprendimento, è stato somministrato la terapia ormonale dopo soli otto incontri con un neuropsichiatra.
Secondo il caso del ragazzo, la madre ha segnalato gravi negligenze del centro ai direttori sanitari delle Molinette e di Città della Salute, e all'assessore alla Sanità del Piemonte. La mancanza di un neuropsichiatra dalla fine del 2024 è stata evidenziata come una delle carenze più gravi.
Gli esperti concordano che le terapie ormonali possono essere pericolose, soprattutto nell'adolescenza. Il dottor Giuseppe Chiumello, clinico di fama mondiale nell'Endocrinologia pediatrica, spiega che gli ormoni usati per modificare l'aspetto esterno dell'individuo possono essere dannosi.
La terapia estrogenica può portare a trombosi, embolia polmonare, ritenzione idrica, astenia e riduzione della libido. Inoltre, la triptorelina, un farmaco comune utilizzato per modificare l'apparenza esterna, rallenta la maturazione ossea e la velocità di crescita, riducendo la densità ossea e la mineralizzazione dell'osso.
Il caso del ragazzo seguito dal Cidigem di Torino è solo uno degli molti casi che arrivano da genitori spaventati dalla facilità con cui i giovani sono indirizzati a intraprendere l'affermazione di genere e il cambio di sesso. Secondo la madre del ragazzo, il figlio non aveva mai manifestato segnali di incongruenza di genere fino a quando, dopo il lockdown, iniziò a sentirsi più sofferente.
Gli esperti concordano che le terapie ormonali devono essere utilizzate con cautela e solo se è assolutamente necessaria. La madre del ragazzo spiega: "Oggi, nostro figlio è un ragazzo isolato, vittima del contagio social, che vive in una bolla. E non ha ottenuto alcun beneficio dalla terapia ormonale".
La situazione è ancora più preoccupante se si considera la presenza di comorbidità come l'autismo, l'ADHD e la depressione. Secondo alcuni padri, il servizio sanitario nazionale dovrebbe essere più cauto nel fornire medicinali per il cambio di sesso a neo maggiorenni in presenza di soggetti fragili.
In sintesi, il caso del ragazzo seguito dal Cidigem di Torino e le storie di altri genitori che si sono rivolti al Saifip del San Camillo e all'Associazione GenerAzioneD sottolineano la necessità di una maggiore attenzione e cautela nelle terapie ormonali per i giovani in transizione.
Un recente caso di un ragazzo transessuale seguito dal Cidigem di Torino ha portato a una serie di dubbi sulla sicurezza e l'opportunità delle terapie ormonali per i giovani in transizione. Il ragazzo, che soffre di disturbi specifici dell'apprendimento, è stato somministrato la terapia ormonale dopo soli otto incontri con un neuropsichiatra.
Secondo il caso del ragazzo, la madre ha segnalato gravi negligenze del centro ai direttori sanitari delle Molinette e di Città della Salute, e all'assessore alla Sanità del Piemonte. La mancanza di un neuropsichiatra dalla fine del 2024 è stata evidenziata come una delle carenze più gravi.
Gli esperti concordano che le terapie ormonali possono essere pericolose, soprattutto nell'adolescenza. Il dottor Giuseppe Chiumello, clinico di fama mondiale nell'Endocrinologia pediatrica, spiega che gli ormoni usati per modificare l'aspetto esterno dell'individuo possono essere dannosi.
La terapia estrogenica può portare a trombosi, embolia polmonare, ritenzione idrica, astenia e riduzione della libido. Inoltre, la triptorelina, un farmaco comune utilizzato per modificare l'apparenza esterna, rallenta la maturazione ossea e la velocità di crescita, riducendo la densità ossea e la mineralizzazione dell'osso.
Il caso del ragazzo seguito dal Cidigem di Torino è solo uno degli molti casi che arrivano da genitori spaventati dalla facilità con cui i giovani sono indirizzati a intraprendere l'affermazione di genere e il cambio di sesso. Secondo la madre del ragazzo, il figlio non aveva mai manifestato segnali di incongruenza di genere fino a quando, dopo il lockdown, iniziò a sentirsi più sofferente.
Gli esperti concordano che le terapie ormonali devono essere utilizzate con cautela e solo se è assolutamente necessaria. La madre del ragazzo spiega: "Oggi, nostro figlio è un ragazzo isolato, vittima del contagio social, che vive in una bolla. E non ha ottenuto alcun beneficio dalla terapia ormonale".
La situazione è ancora più preoccupante se si considera la presenza di comorbidità come l'autismo, l'ADHD e la depressione. Secondo alcuni padri, il servizio sanitario nazionale dovrebbe essere più cauto nel fornire medicinali per il cambio di sesso a neo maggiorenni in presenza di soggetti fragili.
In sintesi, il caso del ragazzo seguito dal Cidigem di Torino e le storie di altri genitori che si sono rivolti al Saifip del San Camillo e all'Associazione GenerAzioneD sottolineano la necessità di una maggiore attenzione e cautela nelle terapie ormonali per i giovani in transizione.