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Un episodio di violenza scolastica che ha spavento in tutta la città. Una ragazzo è stato accoltellato da un compagno di classe, un evento che ha lasciato i genitori e gli insegnanti del collegio a bocca chiusa. Come si spiega questo comportamento di violenza? E cosa possiamo fare per prevenire episodi del genere?
Secondo il professo Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, ogni qualvolta un giovane compie un gesto così violento esprime un disagio emotivo e psichico che non è riuscito a elaborare attraverso la parola. La violenza scaturisce da trame emotive profonde e attacca il corpo, spesso il proprio (autolesionismo e tentativi di suicidio), meno spesso, ma sempre più frequentemente, quello degli altri.
La scuola è diventata un palcoscenico dove i ragazzi portano tutto se stessi. Non c'è più solo il ruolo di studente: così la classe diventa un importante ambito di relazioni ed espressione di sé. La società ha reso meno rigidi i ruoli e le funzioni, e questo ha creato un contesto sociale dove le emozioni che disturbano (rabbia, tristezza, paura) sono sempre più difficili da esprimere.
Gli atti violenti stanno diventando più frequenti tra i giovani. La violenza non è solo un problema educativo, ma anche sociale e di incapacità degli adulti di far esprimere gli stati d'animo che disturbano. È quindi fondamentale che gli adulti offrano interventi che diano ai ragazzi la possibilità di parlare dei loro sentimenti e di elaborarli in modo sano.
La grave crisi di senso innescata da un tragico evento come questo può essere trasformata in un'occasione di crescita per l'intera comunità educante. È importante che gli adulti della scuola, insegnanti e genitori si incontrino per discutere del problema e trovare soluzioni per prevenire futuri episodi di violenza.
Secondo il professo Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, ogni qualvolta un giovane compie un gesto così violento esprime un disagio emotivo e psichico che non è riuscito a elaborare attraverso la parola. La violenza scaturisce da trame emotive profonde e attacca il corpo, spesso il proprio (autolesionismo e tentativi di suicidio), meno spesso, ma sempre più frequentemente, quello degli altri.
La scuola è diventata un palcoscenico dove i ragazzi portano tutto se stessi. Non c'è più solo il ruolo di studente: così la classe diventa un importante ambito di relazioni ed espressione di sé. La società ha reso meno rigidi i ruoli e le funzioni, e questo ha creato un contesto sociale dove le emozioni che disturbano (rabbia, tristezza, paura) sono sempre più difficili da esprimere.
Gli atti violenti stanno diventando più frequenti tra i giovani. La violenza non è solo un problema educativo, ma anche sociale e di incapacità degli adulti di far esprimere gli stati d'animo che disturbano. È quindi fondamentale che gli adulti offrano interventi che diano ai ragazzi la possibilità di parlare dei loro sentimenti e di elaborarli in modo sano.
La grave crisi di senso innescata da un tragico evento come questo può essere trasformata in un'occasione di crescita per l'intera comunità educante. È importante che gli adulti della scuola, insegnanti e genitori si incontrino per discutere del problema e trovare soluzioni per prevenire futuri episodi di violenza.