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Per tre anni, Andrea Bonadonna e i suoi compagni hanno occupato il centro sociale Askatasuna, un simbolo di protesta contro la politica del governo Meloni. Il 31 gennaio scorso, si è concluso una battaglia che ha messo a dura prova le forze dell'ordine e ha lasciato un segno indelebile sulla città.
La storia inizia nel '96, quando Andrea, all'epoca studente e lavoratore precario, ha occupato il centro sociale. Quell'anno è stato il primo di una lunga serie di proteste e occupazioni che hanno sempre coinvolto gli spazi sociali della città. Ma questo anno, in particolare, è stato importante: era l'anno dell'occupazione del centro sociale e la battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere.
La notte del 16 novembre del '96, un corteo di manifestanti ha marciato verso il centro sociale. Mentre alcuni si sono fermati in piazza, altri hanno seguito la strada del centro sociale, ma la maggior parte è stata dispersa da gas lacrimogeni e bombe carta.
L'occupazione del centro sociale è durata tre anni. La situazione è sempre stata tesa: l'occupazione si è conclusa nel 1999. I manifestanti hanno chiesto una maggiore attenzione alle loro richieste.
La storia di Andrea Bonadonna è quella di un uomo che ha perso la sua libertà per aver difeso il centro sociale. Ha trascorso tre anni in prigione per le proteste, ma la sua lotta non è stata inutile. La protesta del 31 gennaio scorso è stata una prova che il suo messaggio di rabbia sociale non è stato perso.
La domanda è: cosa c'è dietro questa protesta? Ecco perché Andrea Bonadonna dice "amore" per la città e il governo Meloni.
Eppure, il governo ha deciso di sgombrare il centro sociale. È una decisione che ha suscitato polemiche: alcuni hanno visto un atto di repressione, altri hanno visto una necessità di mantenere l'ordine.
La situazione è ancora tesa e non si sa cosa accadrà domani. Ma una cosa è certa: la protesta del 31 gennaio scorso sarà ricordata per anni a venire come un momento importante della storia della città.
E Andrea Bonadonna?
Non si sono solo scontri, ma anche amori e rabbie sociali.
La storia inizia nel '96, quando Andrea, all'epoca studente e lavoratore precario, ha occupato il centro sociale. Quell'anno è stato il primo di una lunga serie di proteste e occupazioni che hanno sempre coinvolto gli spazi sociali della città. Ma questo anno, in particolare, è stato importante: era l'anno dell'occupazione del centro sociale e la battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere.
La notte del 16 novembre del '96, un corteo di manifestanti ha marciato verso il centro sociale. Mentre alcuni si sono fermati in piazza, altri hanno seguito la strada del centro sociale, ma la maggior parte è stata dispersa da gas lacrimogeni e bombe carta.
L'occupazione del centro sociale è durata tre anni. La situazione è sempre stata tesa: l'occupazione si è conclusa nel 1999. I manifestanti hanno chiesto una maggiore attenzione alle loro richieste.
La storia di Andrea Bonadonna è quella di un uomo che ha perso la sua libertà per aver difeso il centro sociale. Ha trascorso tre anni in prigione per le proteste, ma la sua lotta non è stata inutile. La protesta del 31 gennaio scorso è stata una prova che il suo messaggio di rabbia sociale non è stato perso.
La domanda è: cosa c'è dietro questa protesta? Ecco perché Andrea Bonadonna dice "amore" per la città e il governo Meloni.
Eppure, il governo ha deciso di sgombrare il centro sociale. È una decisione che ha suscitato polemiche: alcuni hanno visto un atto di repressione, altri hanno visto una necessità di mantenere l'ordine.
La situazione è ancora tesa e non si sa cosa accadrà domani. Ma una cosa è certa: la protesta del 31 gennaio scorso sarà ricordata per anni a venire come un momento importante della storia della città.
E Andrea Bonadonna?
Non si sono solo scontri, ma anche amori e rabbie sociali.