VoceDiLecce
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"Cinema di ieri, oggi e domani: perché 'I tre giorni del Condor' resta un thriller paranoico di assoluto impatto".
I film che non si fanno più. Quella frase fa pensare a quelli che riuscirono a sopravvivere al tempo del cinema d'autore, ma che nel frattempo sono stati dimenticati o rimessi in discussione. Ecco il caso di "I tre giorni del Condor", diretto dal grande regista Sidney Pollack e interpretato dal volto liberal per eccellenza Robert Redford.
Un film ambientato in un mondo di Guerra fredda, caratterizzato da una Cia deviata che manovra dall'alto con un potere occulto e incomprensibile. Un tema che oggi rischia di far sorridere, ma che nel 1975 era più serio. Il film è basato sullo stesso libro di James Grady, ma Netflix ha ricavato una serie che gli ha fatto perdere anche il suo fascino originale.
Redford e Faye Dunaway sono i protagonisti carismatici del film, nobilitati dal cameo di Max Von Sydow. Ma "I tre giorni del Condor" è più che un semplice thriller o azione: è un'analisi profonda della paranoia e dell'intrigo, con un riferimento anche a uno dei maggiori filosofi del '900. Ecco perché questo film ha smalto.
In un mondo cambiato da 50 anni, "I tre giorni del Condor" continua a essere un classico del cinema d'azione e thriller, che non può essere dimenticato. I critici cinematografici possono addirittura dire che il film è stato scelto per una nuova generazione di spettatori che non conosceva l'America degli anni '70.
Un film che merita di essere ricordato e riscoperto, perché i temi della paranoia e del potere occulto sono ancora attuali. E il suo messaggio sulla manipolazione e sull'intrigo è più forte che mai. "I tre giorni del Condor" è un thriller paranoico che non ha perso smalto nel tempo, e che continua a essere una delle grandi opere del cinema americano degli anni '70.
I film che non si fanno più. Quella frase fa pensare a quelli che riuscirono a sopravvivere al tempo del cinema d'autore, ma che nel frattempo sono stati dimenticati o rimessi in discussione. Ecco il caso di "I tre giorni del Condor", diretto dal grande regista Sidney Pollack e interpretato dal volto liberal per eccellenza Robert Redford.
Un film ambientato in un mondo di Guerra fredda, caratterizzato da una Cia deviata che manovra dall'alto con un potere occulto e incomprensibile. Un tema che oggi rischia di far sorridere, ma che nel 1975 era più serio. Il film è basato sullo stesso libro di James Grady, ma Netflix ha ricavato una serie che gli ha fatto perdere anche il suo fascino originale.
Redford e Faye Dunaway sono i protagonisti carismatici del film, nobilitati dal cameo di Max Von Sydow. Ma "I tre giorni del Condor" è più che un semplice thriller o azione: è un'analisi profonda della paranoia e dell'intrigo, con un riferimento anche a uno dei maggiori filosofi del '900. Ecco perché questo film ha smalto.
In un mondo cambiato da 50 anni, "I tre giorni del Condor" continua a essere un classico del cinema d'azione e thriller, che non può essere dimenticato. I critici cinematografici possono addirittura dire che il film è stato scelto per una nuova generazione di spettatori che non conosceva l'America degli anni '70.
Un film che merita di essere ricordato e riscoperto, perché i temi della paranoia e del potere occulto sono ancora attuali. E il suo messaggio sulla manipolazione e sull'intrigo è più forte che mai. "I tre giorni del Condor" è un thriller paranoico che non ha perso smalto nel tempo, e che continua a essere una delle grandi opere del cinema americano degli anni '70.