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Un nuovo fronte: giovani italiani si arruolano per l'Ucraina, "siamo europeisti".
A Kiev, una nuova generazione di giovani italiani è pronta a prendere le armi contro i soldati russi. Tra loro, Andrea Cappelletti, un 25enne di Cantù, che ha già superato il primo ostacolo della procedura di arruolamento nelle forze armate dell'Ucraina. "Sono consapevole del rischio, ma non posso far finta di non vedere l'ingiustizia di ciò che sta accadendo", spiega mentre passeggia in piazza Maidan, dove appende le dodici foto dei caduti italiani in Ucraina.
L'associazione italiana "Stur" supporta una ventina di persone del nostro Paese impegnate al fronte contro i soldati russi. Tra loro c'è anche N., 34 anni di Verona, che da dieci giorni si è trasferito a Kiev per arruolarsi come pilota di droni di attacco. "Il momento in cui ho deciso di partire era concluso", annuncia con sicurezza. "Voglio aiutare in prima linea e contribuire a creare un'Europa diversa, come quella che sognava Altiero Spinelli nel suo manifesto di Ventotene".
Ma non tutti sono d'accordo con la scelta dei giovani italiani. Il padre di Andrea, anche lui volontario impegnato negli aiuti umanitari, non è però entusiasta: "A lui non piace l'idea che io possa uccidere", afferma il padre, "ma ho capito che senza le armi non si risolverà niente. La pace, l'aiuto e il pane non servono più. Servono i fucili".
La scelta di questi giovani italiani è motivata dalla convinzione che l'Europa debba unirsi per combattere contro la Russia. "Anche se Mosca ha più soldati, prima o poi a loro finirà la voglia di combattere", dicono con sicurezza i giovani arruolatisi, che sono convinti della vittoria di Kiev.
Ma è una scelta difficile, anche per le famiglie dei volontari. Anche se non sanno ancora dove si trova il loro caro, sentono la preoccupazione e l'ansia di aspettare notizie. Ma sono pronti ad affrontare questo rischio, con la convinzione che stanno combattendo per una causa giusta: l'Europa unita contro la Russia.
"Siamo europeisti", ripetono i giovani arruolatisi, con orgoglio e determinazione. E lo sono anche le loro famiglie, sebbene siano preoccupate per il futuro dei propri cari. Ma sono pronti ad affrontare questo rischio, con la convinzione che stanno combattendo per una causa giusta: l'Europa unita contro la Russia.
A Kiev, una nuova generazione di giovani italiani è pronta a prendere le armi contro i soldati russi. Tra loro, Andrea Cappelletti, un 25enne di Cantù, che ha già superato il primo ostacolo della procedura di arruolamento nelle forze armate dell'Ucraina. "Sono consapevole del rischio, ma non posso far finta di non vedere l'ingiustizia di ciò che sta accadendo", spiega mentre passeggia in piazza Maidan, dove appende le dodici foto dei caduti italiani in Ucraina.
L'associazione italiana "Stur" supporta una ventina di persone del nostro Paese impegnate al fronte contro i soldati russi. Tra loro c'è anche N., 34 anni di Verona, che da dieci giorni si è trasferito a Kiev per arruolarsi come pilota di droni di attacco. "Il momento in cui ho deciso di partire era concluso", annuncia con sicurezza. "Voglio aiutare in prima linea e contribuire a creare un'Europa diversa, come quella che sognava Altiero Spinelli nel suo manifesto di Ventotene".
Ma non tutti sono d'accordo con la scelta dei giovani italiani. Il padre di Andrea, anche lui volontario impegnato negli aiuti umanitari, non è però entusiasta: "A lui non piace l'idea che io possa uccidere", afferma il padre, "ma ho capito che senza le armi non si risolverà niente. La pace, l'aiuto e il pane non servono più. Servono i fucili".
La scelta di questi giovani italiani è motivata dalla convinzione che l'Europa debba unirsi per combattere contro la Russia. "Anche se Mosca ha più soldati, prima o poi a loro finirà la voglia di combattere", dicono con sicurezza i giovani arruolatisi, che sono convinti della vittoria di Kiev.
Ma è una scelta difficile, anche per le famiglie dei volontari. Anche se non sanno ancora dove si trova il loro caro, sentono la preoccupazione e l'ansia di aspettare notizie. Ma sono pronti ad affrontare questo rischio, con la convinzione che stanno combattendo per una causa giusta: l'Europa unita contro la Russia.
"Siamo europeisti", ripetono i giovani arruolatisi, con orgoglio e determinazione. E lo sono anche le loro famiglie, sebbene siano preoccupate per il futuro dei propri cari. Ma sono pronti ad affrontare questo rischio, con la convinzione che stanno combattendo per una causa giusta: l'Europa unita contro la Russia.