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La mielofibrosi: un'altra sfida per il nostro sistema sanitorio. Secondo i dati più recenti, ogni anno in Italia si registrano circa 900 nuove diagnosi di questa terribile malattia, che colpisce il midollo osseo e può seminare disperazione anche nei nostri anziani.
L'anemia è un'oscura compagna di viaggio per chi la soffre. Il 40% dei pazienti presenta già l'asma del sangue al momento della diagnosi, mentre quasi tutti ne sviluppano altri nel corso della malattia. Questo significa che si devono sottoporre alla necessità costante di trasfusioni di sangue per mantenere un livello di emoglobina adeguato. È come se il nostro corpo fosse costretto a vivere in una condizione di emergenza continua.
Ma la buona notizia è che l'introduzione del farmaco Momelotinib, che si tratta dell'antenna di Jak, ha aperto nuove prospettive terapeutiche. Questo orale ha permesso ai medici di migliorare i livelli di emoglobina e ridurre notevolmente il ricorso alle trasfusioni, con un impatto positivo anche sui sintomi legati all'anemia e sulla gigantomalia della splenomegalia, che sono tra le principali complicanze della patologia oncoematologica.
Per quanto riguarda la cura dell'anemia, intervenire presto con la terapia è fondamentale. Portare l'emoglobina a livelli superiori ai 10 g/dL significa aumentare notevolmente la sopravvivenza globale dei pazienti, grazie al fatto che le trasfusioni siano meno frequenti e che il corpo possa riprendersi meglio.
In sintesi, l'introduzione del Momelotinib rappresenta un passo importante nella gestione della mielofibrosi. Ma è ancora troppo poco. La ricerca continua e la collaborazione tra i medici, gli scienziati e le istituzioni sanitarie è fondamentale per trovare soluzioni nuove e migliori.
L'anemia è un'oscura compagna di viaggio per chi la soffre. Il 40% dei pazienti presenta già l'asma del sangue al momento della diagnosi, mentre quasi tutti ne sviluppano altri nel corso della malattia. Questo significa che si devono sottoporre alla necessità costante di trasfusioni di sangue per mantenere un livello di emoglobina adeguato. È come se il nostro corpo fosse costretto a vivere in una condizione di emergenza continua.
Ma la buona notizia è che l'introduzione del farmaco Momelotinib, che si tratta dell'antenna di Jak, ha aperto nuove prospettive terapeutiche. Questo orale ha permesso ai medici di migliorare i livelli di emoglobina e ridurre notevolmente il ricorso alle trasfusioni, con un impatto positivo anche sui sintomi legati all'anemia e sulla gigantomalia della splenomegalia, che sono tra le principali complicanze della patologia oncoematologica.
Per quanto riguarda la cura dell'anemia, intervenire presto con la terapia è fondamentale. Portare l'emoglobina a livelli superiori ai 10 g/dL significa aumentare notevolmente la sopravvivenza globale dei pazienti, grazie al fatto che le trasfusioni siano meno frequenti e che il corpo possa riprendersi meglio.
In sintesi, l'introduzione del Momelotinib rappresenta un passo importante nella gestione della mielofibrosi. Ma è ancora troppo poco. La ricerca continua e la collaborazione tra i medici, gli scienziati e le istituzioni sanitarie è fondamentale per trovare soluzioni nuove e migliori.