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"Trump, la Russia e l'oro: un piano per pacificare il conflitto tramite gli affari". Il presidente americano, sempre alla ricerca di vantaggi economici in aree di conflitto, ha trovato un nuovo alleato nella Russia. Secondo fonti del Wall Street Journal, Trump è pronto a accettare le proposte del Cremlino per concludere il conflitto Russia-Ucraina tramite gli affari.
Il piano, valorizzato da Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo, prevede un investimento di 2.000 miliardi di dollari per far uscire l'economia russa dal tunnel. Le aziende americane sarebbero in prima linea, rispetto ai concorrenti europei. Il piano consentirebbe alle aziende statunitensi di attingere ai circa 300 miliardi di dollari di asset della banca centrale russa congelati in Europa.
Ma cosa ci sta succedendo? Secondo il Wall Street Journal, Dmitriev, ex dipendente di Goldman Sachs, ha trovato interlocutori interessati in Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente americano. Il fondatore dell'Affinity Partners ha attirato investimenti miliardari dalle monarchie arabe e ha anche ricevuto la visita del principe ereditario dell'Arabia Saudita, bin Salman.
Ma per Trump, i confini contano meno degli affari. Negli anni '80 si era offerto di negoziare personalmente una rapida fine della Guerra Fredda, mentre costruiva una Trump Tower di fronte al Cremlino. "La Russia ha tante risorse" ha dichiarato Witkoff, descrivendo la sua speranza che Russia, Ucraina e Usa diventino partner commerciali.
E cosa ci aspettiamo? Secondo fonti del Telegraph, l'amministrazione Trump è pronta a riconoscere il controllo della Russia su Donbass e Crimea, alla faccia dell'Ucraina. Una proposta con questi termini potrebbe essere consegnata al presidente Putin da Witkoff e Kushner.
In questo contesto, quanto possono contare Donbass e Crimea? Secondo l'opinione di molti, la Russia ha già conquistato queste regioni e non è un caso che Trump e la sua amministrazione siano disposti a riconoscere il controllo russo. Ma cosa significa questo per la politica estera americana? Solo tempo lo dirà.
Il piano, valorizzato da Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo, prevede un investimento di 2.000 miliardi di dollari per far uscire l'economia russa dal tunnel. Le aziende americane sarebbero in prima linea, rispetto ai concorrenti europei. Il piano consentirebbe alle aziende statunitensi di attingere ai circa 300 miliardi di dollari di asset della banca centrale russa congelati in Europa.
Ma cosa ci sta succedendo? Secondo il Wall Street Journal, Dmitriev, ex dipendente di Goldman Sachs, ha trovato interlocutori interessati in Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente americano. Il fondatore dell'Affinity Partners ha attirato investimenti miliardari dalle monarchie arabe e ha anche ricevuto la visita del principe ereditario dell'Arabia Saudita, bin Salman.
Ma per Trump, i confini contano meno degli affari. Negli anni '80 si era offerto di negoziare personalmente una rapida fine della Guerra Fredda, mentre costruiva una Trump Tower di fronte al Cremlino. "La Russia ha tante risorse" ha dichiarato Witkoff, descrivendo la sua speranza che Russia, Ucraina e Usa diventino partner commerciali.
E cosa ci aspettiamo? Secondo fonti del Telegraph, l'amministrazione Trump è pronta a riconoscere il controllo della Russia su Donbass e Crimea, alla faccia dell'Ucraina. Una proposta con questi termini potrebbe essere consegnata al presidente Putin da Witkoff e Kushner.
In questo contesto, quanto possono contare Donbass e Crimea? Secondo l'opinione di molti, la Russia ha già conquistato queste regioni e non è un caso che Trump e la sua amministrazione siano disposti a riconoscere il controllo russo. Ma cosa significa questo per la politica estera americana? Solo tempo lo dirà.