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La missione "Arctic Endurance" lanciata dai danesi nella notte a Nuuk, la capitale della Groenlandia, è un simbolo di resistenza europea contro l'espansione strategica degli Stati Uniti. La presenza delle truppe europee in Groenlandia, comunque, non sembra aver colto nel segno a Washington, dove il presidente Trump ha mostrato una fredda indifferenza alla corsa ai militari dell'alleato.
La pressione martellante del "bisogno" strategico degli Stati Uniti di mettere le mani sulla Groenlandia, terra più grande del mondo, è stata superata dagli europei. L'iniziativa continentale ha invece fatto salire rapidamente il termometro a Mosca, dove la Russia sta aumentando la sua impronta militare nell'Artico.
Il Cremlino è stato attaccato per voce della sua ambasciata in Belgio, che ha espresso "seria preoccupazione" per la mobilitazione alleata nell'estremo nord. Ma il governo russo non sembra intenzionato a prendere le misure necessarie per contrastare l'escalation strategica.
Il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, in un nuovo appello alla moderazione, ha sottolineato che "il dialogo e la diplomazia sono la strada giusta" per affrontare le questioni relative alla governance del territorio d'oltremare. Ma il messaggio non è stato accolto con entusiasmo a Washington.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che si troverà una soluzione sulla futura governance della Groenlandia, ma senza indicare scadenze. La Nato, comunque, sembra pronta ad alzare il ritmo, con la promessa di inviare altri mezzi terrestri, aerei e marittimi in Groenlandia.
La Danimarca può contare su Parigi politicamente e finanziariamente, mentre Berlino tenta di ricondurre la linea di sicurezza su un terreno condiviso con Washington. Ma il messaggio di unità non è stato accompagnato da una maggiore cooperazione strategica.
La Groenlandia è coperta dalla clausola di mutuo soccorso dei Trattati Ue, una tutela che per ora resta soltanto sullo sfondo. Ma i titolari alleati della Difesa si riuniranno il 12 febbraio per discutere la strategia militare, mentre la missione "Arctic Endurance" rimane un simbolo di resistenza europea contro l'espansione strategica degli Stati Uniti.
La pressione martellante del "bisogno" strategico degli Stati Uniti di mettere le mani sulla Groenlandia, terra più grande del mondo, è stata superata dagli europei. L'iniziativa continentale ha invece fatto salire rapidamente il termometro a Mosca, dove la Russia sta aumentando la sua impronta militare nell'Artico.
Il Cremlino è stato attaccato per voce della sua ambasciata in Belgio, che ha espresso "seria preoccupazione" per la mobilitazione alleata nell'estremo nord. Ma il governo russo non sembra intenzionato a prendere le misure necessarie per contrastare l'escalation strategica.
Il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, in un nuovo appello alla moderazione, ha sottolineato che "il dialogo e la diplomazia sono la strada giusta" per affrontare le questioni relative alla governance del territorio d'oltremare. Ma il messaggio non è stato accolto con entusiasmo a Washington.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che si troverà una soluzione sulla futura governance della Groenlandia, ma senza indicare scadenze. La Nato, comunque, sembra pronta ad alzare il ritmo, con la promessa di inviare altri mezzi terrestri, aerei e marittimi in Groenlandia.
La Danimarca può contare su Parigi politicamente e finanziariamente, mentre Berlino tenta di ricondurre la linea di sicurezza su un terreno condiviso con Washington. Ma il messaggio di unità non è stato accompagnato da una maggiore cooperazione strategica.
La Groenlandia è coperta dalla clausola di mutuo soccorso dei Trattati Ue, una tutela che per ora resta soltanto sullo sfondo. Ma i titolari alleati della Difesa si riuniranno il 12 febbraio per discutere la strategia militare, mentre la missione "Arctic Endurance" rimane un simbolo di resistenza europea contro l'espansione strategica degli Stati Uniti.