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L'ultima svolta del dibattito sulla guerra in Ucraina. La critica di Federigo Argentieri si concentra su quella che considera una deviazione sistematica della linea editoriale di Limes, rivolta all'Ucraina e alla Russia. Un atteggiamento, secondo lei, che non è dovuto a un dissenso ideologico, ma a una lettura distorta della realtà.
"La Crimea e il Donbas sono aree contese", sottolinea Argentieri. "Raccontarle e colorarle come territorio russo, come avvenuto ripetutamente sulle mappe di Limes dal 2014 in poi, non è una descrizione neutra della realtà, è una scelta politica e simbolica". Questo atteggiamento, secondo lei, non è nuovo: "Dal 2014 l'ambasciata ucraina protestava perché la Crimea veniva rappresentata come Russia".
E poi c'è il caso dell'Holodomor. Argentieri lo considera uno spartiacque: "L'uso, nel 2004, di un testo letterario leggero e ironico per trattare una tragedia storica riconosciuta come genocidio... è stato uno sgarro grave". Una scelta che, secondo lei, non è stata mai chiarita.
Un'altra questione che la critica affronta è quella dei corrispondenti dall'Ucraina. Argentieri solleva una domanda semplice e fattuale: "Esistono? Scrivono? Vengono interpellati? O sono nomi puramente ornamentali?" E poi, un problema di trasparenza editoriale.
Un discorso che non potrebbe mancare in questo contesto è quello della lettura distorta dell'articolo 11 della Costituzione. Argentieri sostiene che Limes ha ignorato il diritto all'autodifesa del popolo aggredito, in linea con la Carta dell'Onu.
"Titoli come 'Stiamo perdendo la guerra', o 'Fine della guerra' non sono neutrali", sottolinea. "Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento". E quando lo fai su un conflitto in corso, devi sapere che stai prendendo posizione.
Infine, la domanda che in molti hanno fatto: perché le vostre dimissioni e le prese di distanza arrivano solo ora? Argentieri risponde che non arrivano solo ora. Molti se ne erano accorti prima. Ma quando c'è di mezzo un'amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto.
In sintesi, il punto centrale della critica di Argentieri è che Limes ha mantenuto la sua qualità e il suo equilibrio originario ovunque, tranne che su Russia e Ucraina. Un atteggiamento sistematicamente sbilanciato, secondo lei.
"La Crimea e il Donbas sono aree contese", sottolinea Argentieri. "Raccontarle e colorarle come territorio russo, come avvenuto ripetutamente sulle mappe di Limes dal 2014 in poi, non è una descrizione neutra della realtà, è una scelta politica e simbolica". Questo atteggiamento, secondo lei, non è nuovo: "Dal 2014 l'ambasciata ucraina protestava perché la Crimea veniva rappresentata come Russia".
E poi c'è il caso dell'Holodomor. Argentieri lo considera uno spartiacque: "L'uso, nel 2004, di un testo letterario leggero e ironico per trattare una tragedia storica riconosciuta come genocidio... è stato uno sgarro grave". Una scelta che, secondo lei, non è stata mai chiarita.
Un'altra questione che la critica affronta è quella dei corrispondenti dall'Ucraina. Argentieri solleva una domanda semplice e fattuale: "Esistono? Scrivono? Vengono interpellati? O sono nomi puramente ornamentali?" E poi, un problema di trasparenza editoriale.
Un discorso che non potrebbe mancare in questo contesto è quello della lettura distorta dell'articolo 11 della Costituzione. Argentieri sostiene che Limes ha ignorato il diritto all'autodifesa del popolo aggredito, in linea con la Carta dell'Onu.
"Titoli come 'Stiamo perdendo la guerra', o 'Fine della guerra' non sono neutrali", sottolinea. "Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento". E quando lo fai su un conflitto in corso, devi sapere che stai prendendo posizione.
Infine, la domanda che in molti hanno fatto: perché le vostre dimissioni e le prese di distanza arrivano solo ora? Argentieri risponde che non arrivano solo ora. Molti se ne erano accorti prima. Ma quando c'è di mezzo un'amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto.
In sintesi, il punto centrale della critica di Argentieri è che Limes ha mantenuto la sua qualità e il suo equilibrio originario ovunque, tranne che su Russia e Ucraina. Un atteggiamento sistematicamente sbilanciato, secondo lei.