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Un giardino di delizie terrene, ma soprattutto di umiliazioni e delusioni. Il lungometraggio della regista olandese Morgan Knibbe ha vinto il premio speciale della giuria al 43° Torino Film Festival. Il film segue le indomiti rassegnate di due adolescenti, Ginto e Asia, che si incrociano con la loro storia di amore online con un turista. Il film è ambientato nella baraccopoli di Manila, dove gli hotel lussuosi confinano con i locali di incontro, perfettamente funzionali a un turismo sessuale. La regia è caratterizzata da una spensieratezza contagiosa, ma che non nasconde la miseria e lo squallore del mondo di cui si parla. Il film diventa quasi una guida per il mondo desolato delle baraccopoli, dove i sogni degli ultimi sembrano dissolversi nella notte.
La vittoria è stata confermata anche dal premio alla migliore sceneggiatura, attribuito a "Ailleurs la nuit" della canadese Marianne Métivier. Il film racconta la storia di quattro donne che cercano una nuova ripartenza, ma con un tono femminile e un occhio alle delusioni dell'amore. La critica sostiene che il film è un esempio di come la società stia radicalmente cambiando, anche per l'anima del festival.
La vittoria di "Il giardino delle delizie terrene" ha confermato che Torino sta sempre più diventando una città radicalmente diversa da quella dei primi anni. Il festival è stato trasformato quasi esclusivamente in un affollato tappeto rosso, dove non si può negare a nessuno di avere una "Stella della Mole". La domanda è se questo sia la strada giusta per il festival?
La vittoria è stata confermata anche dal premio alla migliore sceneggiatura, attribuito a "Ailleurs la nuit" della canadese Marianne Métivier. Il film racconta la storia di quattro donne che cercano una nuova ripartenza, ma con un tono femminile e un occhio alle delusioni dell'amore. La critica sostiene che il film è un esempio di come la società stia radicalmente cambiando, anche per l'anima del festival.
La vittoria di "Il giardino delle delizie terrene" ha confermato che Torino sta sempre più diventando una città radicalmente diversa da quella dei primi anni. Il festival è stato trasformato quasi esclusivamente in un affollato tappeto rosso, dove non si può negare a nessuno di avere una "Stella della Mole". La domanda è se questo sia la strada giusta per il festival?