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Il caso messinese, un mistero senza fine. Ventotto anni dopo, la procura di Messina ha deciso di tornare a indagare sull'omicidio del professor Matteo Bottari, ucciso il 15 gennaio 1998 in un semaforo tra viale Regina Elena e viale Annunziata. La notte del delitto, Bottari era lavorando alla clinica Cappellani, all'epoca di proprietà dei Cuzzocrea, quando fu raggiunto da un sicario su uno scooter che gli sparò un colpo di fucile.
Per anni, l'inchiesta si è concentrata sull'ambiente universitario e ospedaliero, con l'ipotesi più accreditata che il movente fosse professionale. Tuttavia, la sua posizione archiviata e gli altri filoni d'inchiesta hanno portato solo a prescrizioni e battaglie legali senza risposta. Nel 2008, un audio registrato nel 2001 ha emerso, in cui un imprenditore sembrava parlare del killer di Bottari e di un errore di persona.
Oggi, la procura torna a fare luce su un intreccio di poteri opachi che portò il presidente della commissione antimafia Ottaviano Del Turco a segnalare la stessa procura di Messina al ministero della Giustizia. "Temo che a Messina sia stato siglato un patto tra Cosa nostra e la 'ndrangheta per il controllo del territorio", ha detto Del Turco nel 1998.
Le nuove indagini sono state affidate ai Carabinieri, sotto il coordinamento del colonnello Lucio Arcidiacono. Il punto di contatto tra i diversi fatti di sangue sembra essere proprio Giuseppe Longo, il gastroenterologo che fu accusato e scagionato per la morte di Bottari. Nel 2013, Longo si toglie la vita a Messina iniettandosi cloruro di potassio.
La procura di Messina, guidata da Antonio D'Amato e dalla procuratrice aggiunta Rosa Raffa, spera che le nuove indagini possano finalmente rispondere alla domanda: c'è ancora un filo invisibile che lega i mondi della politica, dell'amministrazione, dell'economia?
Per anni, l'inchiesta si è concentrata sull'ambiente universitario e ospedaliero, con l'ipotesi più accreditata che il movente fosse professionale. Tuttavia, la sua posizione archiviata e gli altri filoni d'inchiesta hanno portato solo a prescrizioni e battaglie legali senza risposta. Nel 2008, un audio registrato nel 2001 ha emerso, in cui un imprenditore sembrava parlare del killer di Bottari e di un errore di persona.
Oggi, la procura torna a fare luce su un intreccio di poteri opachi che portò il presidente della commissione antimafia Ottaviano Del Turco a segnalare la stessa procura di Messina al ministero della Giustizia. "Temo che a Messina sia stato siglato un patto tra Cosa nostra e la 'ndrangheta per il controllo del territorio", ha detto Del Turco nel 1998.
Le nuove indagini sono state affidate ai Carabinieri, sotto il coordinamento del colonnello Lucio Arcidiacono. Il punto di contatto tra i diversi fatti di sangue sembra essere proprio Giuseppe Longo, il gastroenterologo che fu accusato e scagionato per la morte di Bottari. Nel 2013, Longo si toglie la vita a Messina iniettandosi cloruro di potassio.
La procura di Messina, guidata da Antonio D'Amato e dalla procuratrice aggiunta Rosa Raffa, spera che le nuove indagini possano finalmente rispondere alla domanda: c'è ancora un filo invisibile che lega i mondi della politica, dell'amministrazione, dell'economia?