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C'è la possibilità di vedere la busta paga del collega? Lo scopriamo con il nuovo decreto sulla trasparenza salariale. L'Europa ha stabilito una direttiva che obbliga i datori di lavoro a garantire la parità retributiva tra gli uomini e le donne, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto. Ma cosa significa questo per noi?
Il nuovo decreto legislativo attuativo della direttiva Ue 2023/970 ha inizio il cammino di approvazione nelle commissioni parlamentari. È previsto che il prossimo 7 giugno, in Cdm, si decide se sì o no a questo proposito.
A chi si applicano queste nuove regole? A tutti i datori di lavoro che assicurano contratti di lavoro subordinato, anche a tempo parziale, nonché alle posizioni dirigenziali (ad esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico) e ai candidati ad un impiego. Questo significa che anche i più piccoli datori di lavoro dovranno rispettare queste norme.
Per quanto riguarda la trasparenza salariale, il decreto prevede l'obbligo per i datori di lavoro di pubblicare i criteri utilizzati per determinare i livelli retributivi e la progressione economica. Ma questo significa che tutti potremo conoscere quanti guadagnano i nostri colleghi? La risposta è sì, ma solo per la media dei livelli retributivi delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Inoltre, il datore di lavoro deve dare riscontro per iscritto entro due mesi dalla richiesta. Non si tratta del proprio livello retributivo individuale, ma della media dei livelli retributivi delle categorie di lavoratori. E poi c'è la questione di come queste informazioni possano essere utilizzate. Il ministro del Lavoro dovrà stabilire le modalità per la raccolta ed esposizione dei dati.
Ma non si può dimenticare che i lavoratori hanno il diritto di conoscere le proprie retribuzioni, indipendentemente da come vengano utilizzate queste informazioni. Quindi, in sintesi, si potranno vedere le buste paga dei colleghi? Sì, ma solo per la media dei livelli retributivi delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, e solo se i datori di lavoro rispettano le norme previste dal decreto.
Il nuovo decreto legislativo attuativo della direttiva Ue 2023/970 ha inizio il cammino di approvazione nelle commissioni parlamentari. È previsto che il prossimo 7 giugno, in Cdm, si decide se sì o no a questo proposito.
A chi si applicano queste nuove regole? A tutti i datori di lavoro che assicurano contratti di lavoro subordinato, anche a tempo parziale, nonché alle posizioni dirigenziali (ad esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico) e ai candidati ad un impiego. Questo significa che anche i più piccoli datori di lavoro dovranno rispettare queste norme.
Per quanto riguarda la trasparenza salariale, il decreto prevede l'obbligo per i datori di lavoro di pubblicare i criteri utilizzati per determinare i livelli retributivi e la progressione economica. Ma questo significa che tutti potremo conoscere quanti guadagnano i nostri colleghi? La risposta è sì, ma solo per la media dei livelli retributivi delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Inoltre, il datore di lavoro deve dare riscontro per iscritto entro due mesi dalla richiesta. Non si tratta del proprio livello retributivo individuale, ma della media dei livelli retributivi delle categorie di lavoratori. E poi c'è la questione di come queste informazioni possano essere utilizzate. Il ministro del Lavoro dovrà stabilire le modalità per la raccolta ed esposizione dei dati.
Ma non si può dimenticare che i lavoratori hanno il diritto di conoscere le proprie retribuzioni, indipendentemente da come vengano utilizzate queste informazioni. Quindi, in sintesi, si potranno vedere le buste paga dei colleghi? Sì, ma solo per la media dei livelli retributivi delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, e solo se i datori di lavoro rispettano le norme previste dal decreto.