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Per cercare di salvare il mondo, non è quello il lavoro che fa per me.
Ora ho 57 anni e sono stato per molti anni impiegato a gestire un dormitorio a Bergamo. Il mio lavoro è quello di aiutare le persone senza fissa dimora, spesso donne e bambini che si ritrovano in una situazione di povertà e di disperazione.
Perché ho scelto questo tipo di lavoro? La risposta è semplice: sono stato obietore di coscienza. Ho sempre creduto che ogni persona abbia il diritto di vivere con dignità e di essere aiutata quando ne ha bisogno.
Tuttavia, non posso dire che il mio lavoro sia facile. Ogni giorno devo affrontare persone che hanno perso la battaglia contro la dipendenza, o che sono state abbandonate dalle proprie famiglie. Il dolore e la tristezza che vedo ogni giorno possono essere soverchianti.
Ma pur nonostante tutto, c'è qualcosa di bello in questo lavoro. C'è una connessione con le persone, una sensazione di aiuto e di sostegno. E quando vedo un bambino che si ricupera, o una donna che trova nuovamente il lavoro, sento un senso di soddisfazione che non ha equali.
Eppure, purtroppo, c'è anche qualcosa di amara in questo lavoro. La maggior parte delle persone che finiscono in situazioni di povertà e di disperazione non siamo disposte a cambiare la propria vita per ottenere una migliore condizione. È come se le nostre vite fossero già scritte, e non ci fossa più possibilità di cambiamento.
Allora, per salvare il mondo? No, non credo che questo lavoro sia per me. Non posso crederlo. Eppure, devo ammettere che c'è qualcosa in questo lavoro che mi fa sentire vivo, qualcosa che mi fa sperare nella possibilità di cambiamento.
Ma forse è solo unaillusione, una sorta di miraggio che si allontana sempre più. Forse sono solo un prete che cerca di trovare una scusa per continuare a fare il suo lavoro. Ma comunque, devo andare avanti, e spero che qualcuno mi segua.
In questo senso, la mia esperienza è stata quella di molte persone che si ritrovano in situazioni di povertà e di disperazione. La nostra storia è quella di un ciclo di violenza e di sofferenza che sembra non avere fine. Ma forse, forse, è proprio qui che dobbiamo trovare la chiave per cambiare le cose.
Ma come fare? Come possiamo cambiare il mondo se non siamo disposti a cambiare noi stessi? Quanto tempo ci vuole per essere pronti ad accettare di cambiare la propria vita, di lasciare andare i nostri pregiudizi e le nostre paure?
In questo senso, credo che il mio lavoro sia importante, non perché è in grado di salvare il mondo, ma perché mi fa sentire vivo. E se posso aiutare qualcuno a trovare una nuova strada, a scoprire nuovi sogni e nuove speranze, allora avrò fatto un po' di bene.
Ecco, forse non è possibile salvare il mondo, ma possiamo iniziare a cambiare noi stessi. Possiamo iniziare a prendere coscienza delle nostre esigenze, delle nostre paure e dei nostri pregiudizi. E potremmo, potremmo iniziare a vivere una vita più autentica, più sana e più piena di significato.
Ecco perché il mio lavoro non è quello di salvare il mondo, ma di aiutare le persone a trovare una nuova strada. Una strada che li porti al cambiamento, alla crescita e alla scoperta di nuove possibilità.
Ora ho 57 anni e sono stato per molti anni impiegato a gestire un dormitorio a Bergamo. Il mio lavoro è quello di aiutare le persone senza fissa dimora, spesso donne e bambini che si ritrovano in una situazione di povertà e di disperazione.
Perché ho scelto questo tipo di lavoro? La risposta è semplice: sono stato obietore di coscienza. Ho sempre creduto che ogni persona abbia il diritto di vivere con dignità e di essere aiutata quando ne ha bisogno.
Tuttavia, non posso dire che il mio lavoro sia facile. Ogni giorno devo affrontare persone che hanno perso la battaglia contro la dipendenza, o che sono state abbandonate dalle proprie famiglie. Il dolore e la tristezza che vedo ogni giorno possono essere soverchianti.
Ma pur nonostante tutto, c'è qualcosa di bello in questo lavoro. C'è una connessione con le persone, una sensazione di aiuto e di sostegno. E quando vedo un bambino che si ricupera, o una donna che trova nuovamente il lavoro, sento un senso di soddisfazione che non ha equali.
Eppure, purtroppo, c'è anche qualcosa di amara in questo lavoro. La maggior parte delle persone che finiscono in situazioni di povertà e di disperazione non siamo disposte a cambiare la propria vita per ottenere una migliore condizione. È come se le nostre vite fossero già scritte, e non ci fossa più possibilità di cambiamento.
Allora, per salvare il mondo? No, non credo che questo lavoro sia per me. Non posso crederlo. Eppure, devo ammettere che c'è qualcosa in questo lavoro che mi fa sentire vivo, qualcosa che mi fa sperare nella possibilità di cambiamento.
Ma forse è solo unaillusione, una sorta di miraggio che si allontana sempre più. Forse sono solo un prete che cerca di trovare una scusa per continuare a fare il suo lavoro. Ma comunque, devo andare avanti, e spero che qualcuno mi segua.
In questo senso, la mia esperienza è stata quella di molte persone che si ritrovano in situazioni di povertà e di disperazione. La nostra storia è quella di un ciclo di violenza e di sofferenza che sembra non avere fine. Ma forse, forse, è proprio qui che dobbiamo trovare la chiave per cambiare le cose.
Ma come fare? Come possiamo cambiare il mondo se non siamo disposti a cambiare noi stessi? Quanto tempo ci vuole per essere pronti ad accettare di cambiare la propria vita, di lasciare andare i nostri pregiudizi e le nostre paure?
In questo senso, credo che il mio lavoro sia importante, non perché è in grado di salvare il mondo, ma perché mi fa sentire vivo. E se posso aiutare qualcuno a trovare una nuova strada, a scoprire nuovi sogni e nuove speranze, allora avrò fatto un po' di bene.
Ecco, forse non è possibile salvare il mondo, ma possiamo iniziare a cambiare noi stessi. Possiamo iniziare a prendere coscienza delle nostre esigenze, delle nostre paure e dei nostri pregiudizi. E potremmo, potremmo iniziare a vivere una vita più autentica, più sana e più piena di significato.
Ecco perché il mio lavoro non è quello di salvare il mondo, ma di aiutare le persone a trovare una nuova strada. Una strada che li porti al cambiamento, alla crescita e alla scoperta di nuove possibilità.