VoceDiCatanzaro
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Un'antica scritta del 2024, rivelando un mondo nuovo, per noi oggi. A Pompei, nel corridoio di passaggio tra i teatri e la via Stabiana, sono emerse quasi 300 iscrizioni con l'aiuto delle nuove tecnologie.
In questo luogo di peregrinazione turistica, si trova un muro scavato oltre duecento anni fa. Non c'erano aspettative di novità su questo angolo del passato, ma ora, grazie al lavoro di ricercatori e tecnologi di punta, emergono storie d'amore, vita vissuta e passioni di un'epoca lontana.
Il progetto "Voci di corridoio", ideato dalla Sorbona e dall'Università del Québec a Montréal in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, ha portato alla scoperta di queste nuove scritte. Questo lavoro è stato condotto attraverso l'utilizzo di metodologie avanzate che combinano epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.
La tecnica utilizzata è la Reflectance Transformation Imaging (RTI), una fotografia computazionale che acquisisce immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione. Questo approccio ha reso possibile vedere ciò che l'occhio nudo non vedeva, rivelando nuove storie e significati.
Queste scoperte sono fondamentali per la conservazione digitale delle testimonianze epigrafiche pompeiane, che sono fragili e richiedono protezione. Il Parco Archeologico di Pompei sta lavorando alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l'annotazione delle iscrizioni.
Queste scoperte ci offrono una prospettiva nuova sul mondo antico, permettendoci di vedere il passato come era nella sua complessità. La tecnologia è diventata una chiave per aprire nuove stanze del nostro passato e raccontare la storia in modo più preciso e dettagliato.
In questo luogo di peregrinazione turistica, si trova un muro scavato oltre duecento anni fa. Non c'erano aspettative di novità su questo angolo del passato, ma ora, grazie al lavoro di ricercatori e tecnologi di punta, emergono storie d'amore, vita vissuta e passioni di un'epoca lontana.
Il progetto "Voci di corridoio", ideato dalla Sorbona e dall'Università del Québec a Montréal in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, ha portato alla scoperta di queste nuove scritte. Questo lavoro è stato condotto attraverso l'utilizzo di metodologie avanzate che combinano epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.
La tecnica utilizzata è la Reflectance Transformation Imaging (RTI), una fotografia computazionale che acquisisce immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione. Questo approccio ha reso possibile vedere ciò che l'occhio nudo non vedeva, rivelando nuove storie e significati.
Queste scoperte sono fondamentali per la conservazione digitale delle testimonianze epigrafiche pompeiane, che sono fragili e richiedono protezione. Il Parco Archeologico di Pompei sta lavorando alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l'annotazione delle iscrizioni.
Queste scoperte ci offrono una prospettiva nuova sul mondo antico, permettendoci di vedere il passato come era nella sua complessità. La tecnologia è diventata una chiave per aprire nuove stanze del nostro passato e raccontare la storia in modo più preciso e dettagliato.