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In piazza a Milano, il nome di Matteo Salvini è tornato in discussione, legato alla lotta all'immigrazione irregolare. Ma nonostante le sue dichiarazioni contro i "sanctuary cities", la vera battaglia è quella dell'Ice, che opera nelle città con un mandato pieno su tutto il territorio nazionale.
L'Ice, l'agenzia federale di polizia che dipende dal Dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs), è stata rafforzata dalle due anime operative: l'Enforcement and Removal Operations (Ero) e la Homeland Security Investigations (Hsi). Questo strumento centrale della politica di Trump contro l'immigrazione illegale è diventato lo strumento perfetto per proiettare il potere dell'esecutivo nel cuore delle roccaforti politiche avversarie.
Un tale approccio ha portato a Minneapolis, città democratica in uno Stato democratico e storicamente classificata come sanctuary city, diventando un bersaglio naturale. Non solo per ragioni operative, ma anche per il valore simbolico dello scontro istituzionale.
Il principale comandante operativo delle grandi operazioni urbane è l'italo-americano (di origini calabresi) Gregory “Greg” Bovino. Veterano della Border Patrol, Bovino ha emerso negli ultimi mesi come il volto dell'offensiva. La sua ascesa è significativa: proviene dalla polizia di frontiera, non dai ranghi tradizionali dell'Ice, ed è stato promosso a ruoli di comando operativo per guidare missioni interne ad alta intensità.
La dottrina operativa "turn and burn" di Bovino comporta operazioni rapide e fortemente visibili con assetti tattici pesanti e arresti eseguiti prima che le comunità locali possano organizzare resistenza o protezione legale. Questo stile, incluso il suo cappotto verde, lo ha reso un bersaglio mediatico costante e un simbolo della nuova fase dell'Ice.
Uno dei punti di frizione più duri tra autorità federali e locali riguarda l'addestramento degli agenti Ice impiegati nelle operazioni urbane. Capi della polizia locale e sindacati delle forze dell'ordine hanno espresso preoccupazioni crescenti su quello che considerano un divario strutturale di formazione.
Il risultato è che agenti addestrati come forza di intervento si trovano a operare in quartieri densamente popolati, con famiglie, bambini e manifestanti. L'uso di spray urticanti, gas lacrimogeni o munizioni "meno letali" in contesti residenziali viene visto dalle polizie locali come una pratica pericolosa, che genera caos e tensione e lascia poi agli agenti cittadini il compito di ricomporre l'ordine pubblico.
La condizione psicologica degli agenti sul campo è altrettanto problematica. Gli agenti sono seguiti, filmati, identificati; le loro azioni vengono trasmesse in tempo reale sui social; gruppi di attivisti monitorano ogni movimento e, in alcuni casi, diffondono informazioni personali al fine di esporre o intimidire gli agenti.
L'Ice, l'agenzia federale di polizia che dipende dal Dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs), è stata rafforzata dalle due anime operative: l'Enforcement and Removal Operations (Ero) e la Homeland Security Investigations (Hsi). Questo strumento centrale della politica di Trump contro l'immigrazione illegale è diventato lo strumento perfetto per proiettare il potere dell'esecutivo nel cuore delle roccaforti politiche avversarie.
Un tale approccio ha portato a Minneapolis, città democratica in uno Stato democratico e storicamente classificata come sanctuary city, diventando un bersaglio naturale. Non solo per ragioni operative, ma anche per il valore simbolico dello scontro istituzionale.
Il principale comandante operativo delle grandi operazioni urbane è l'italo-americano (di origini calabresi) Gregory “Greg” Bovino. Veterano della Border Patrol, Bovino ha emerso negli ultimi mesi come il volto dell'offensiva. La sua ascesa è significativa: proviene dalla polizia di frontiera, non dai ranghi tradizionali dell'Ice, ed è stato promosso a ruoli di comando operativo per guidare missioni interne ad alta intensità.
La dottrina operativa "turn and burn" di Bovino comporta operazioni rapide e fortemente visibili con assetti tattici pesanti e arresti eseguiti prima che le comunità locali possano organizzare resistenza o protezione legale. Questo stile, incluso il suo cappotto verde, lo ha reso un bersaglio mediatico costante e un simbolo della nuova fase dell'Ice.
Uno dei punti di frizione più duri tra autorità federali e locali riguarda l'addestramento degli agenti Ice impiegati nelle operazioni urbane. Capi della polizia locale e sindacati delle forze dell'ordine hanno espresso preoccupazioni crescenti su quello che considerano un divario strutturale di formazione.
Il risultato è che agenti addestrati come forza di intervento si trovano a operare in quartieri densamente popolati, con famiglie, bambini e manifestanti. L'uso di spray urticanti, gas lacrimogeni o munizioni "meno letali" in contesti residenziali viene visto dalle polizie locali come una pratica pericolosa, che genera caos e tensione e lascia poi agli agenti cittadini il compito di ricomporre l'ordine pubblico.
La condizione psicologica degli agenti sul campo è altrettanto problematica. Gli agenti sono seguiti, filmati, identificati; le loro azioni vengono trasmesse in tempo reale sui social; gruppi di attivisti monitorano ogni movimento e, in alcuni casi, diffondono informazioni personali al fine di esporre o intimidire gli agenti.