PensieroItalico
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Il tipo umano di cui Nietzsche parlava, l’interpretazione di comodo che si dà alle vittorie, è presente in persona di Pietro Salini. L'ultimo arrivato a fare di sé un "fantuttone", interpretando sempre a proprio favore la realtà, anche quando la realtà dice altro.
Entrato nel progetto della metro di Roma come complementare della società Astaldi, che era già impegnata nella realizzazione dell'opera, Salini si è volutamente piazzato al centro e ha preteso di essere riconosciuto molto più di quanto il suo ruolo le consentiva. Cosa che gli permette di spacciarsi per il "cuore" e la "mente" della grande opera, anche se non è affatto così.
Il suo approccio è quello dell'"allargamento", ovvero la capacità di raccontare, di far si che tutti pensino a lui come alla mente e al cuore della realtà. Ma questo accade solo perché egli è in grado di creare una falsa narrazione, un "realtismo magico" che si basa sull'ostentazione di un ruolo e sulla comunicazione infingente.
Ma cosa c'è dietro questa apparenza? Una ansia da prestazione, ovvero la necessità di far sembrare che sia lui il responsabile della realtà, anche se non è affatto così. Il merito non è più una questione di percorso, ma di esposizione e di auto-proclamazione.
Ecco perché Salini rappresenta un tipo umano particolarmente pericoloso: la sua capacità di interpretare le vittorie in suo favore, di creare una falsa realtà che gli permette di spacciarsi per il centro della cosa. Ma la realtà ha bisogno di realtà, non di infingimenti.
L'ultima frase del testo riportata sembra essere una definizione perfetta di Salini: "Il senso della misura in Salini, che pure ha altri meriti, e ha una lunga storia imprenditoriale, è poco praticato: non è il suo forte. Dove invece riesce pienamente è nell'arte dell'abile prestigiatore."
Entrato nel progetto della metro di Roma come complementare della società Astaldi, che era già impegnata nella realizzazione dell'opera, Salini si è volutamente piazzato al centro e ha preteso di essere riconosciuto molto più di quanto il suo ruolo le consentiva. Cosa che gli permette di spacciarsi per il "cuore" e la "mente" della grande opera, anche se non è affatto così.
Il suo approccio è quello dell'"allargamento", ovvero la capacità di raccontare, di far si che tutti pensino a lui come alla mente e al cuore della realtà. Ma questo accade solo perché egli è in grado di creare una falsa narrazione, un "realtismo magico" che si basa sull'ostentazione di un ruolo e sulla comunicazione infingente.
Ma cosa c'è dietro questa apparenza? Una ansia da prestazione, ovvero la necessità di far sembrare che sia lui il responsabile della realtà, anche se non è affatto così. Il merito non è più una questione di percorso, ma di esposizione e di auto-proclamazione.
Ecco perché Salini rappresenta un tipo umano particolarmente pericoloso: la sua capacità di interpretare le vittorie in suo favore, di creare una falsa realtà che gli permette di spacciarsi per il centro della cosa. Ma la realtà ha bisogno di realtà, non di infingimenti.
L'ultima frase del testo riportata sembra essere una definizione perfetta di Salini: "Il senso della misura in Salini, che pure ha altri meriti, e ha una lunga storia imprenditoriale, è poco praticato: non è il suo forte. Dove invece riesce pienamente è nell'arte dell'abile prestigiatore."