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Il conflitto tra Usa e Iran sembra sempre più caldo e pericoloso. Il governo americano ha un piano d'attacco molto pesante, con missili balistici e droni che potrebbero colpire installazioni statunitensi in tutta la regione. Ma l'Iran non si lascia abbattere e sta preparando un contrattacco molto più massiccio.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Tasnim, il piano di Teheran prevede cinque fasi, con l'inizio con un attacco americano ai siti nucleari, alle installazioni militari e alle basi delle Guardie Rivoluzionarie. Il calcolo iraniano è di mantenere una sufficiente capacità di lanciare un contrattacco dopo aver subito i danni.
La seconda fase prevede la lancia di missili balistici e droni contro le installazioni Usa in tutta la regione, con obiettivi come la base aerea di Al-Udeid in Qatar e la base di Ali Al Salem nel Kuwait. Anche strutture negli Emirati Arabi Uniti e un'installazione in Siria verrebbero prese di mira dalla Repubblica Islamica.
La strategia iraniana sarebbe quella di sopraffare le difese Usa lanciando in simultanea centinaia o migliaia di proiettili in grado di rendere inefficaci i sistemi antimissilistici Patriot e Thaad. Molti di essi sarebbero intercettati, ma un numero sufficiente di vettori esplosivi riuscirebbe a raggiungere i target assegnati.
La quinta e ultima fase del piano iraniano si aprirebbe con un'azione geografica, controlando lo Stretto di Hormuz per bloccare il flusso di petrolio. Il prezzo del greggio salirebbe vertiginosamente, provocando gravi danni all'economia globale e mettendo sotto pressione gli Stati Uniti e i suoi alleati.
È ancora incerto se questo piano sia realistico o se sia frutto della disperazione. Ma la sua pubblicazione a poche ore dall'incontro in Oman non fa che rendere più fitta la nebbia di guerra in Medio Oriente.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Tasnim, il piano di Teheran prevede cinque fasi, con l'inizio con un attacco americano ai siti nucleari, alle installazioni militari e alle basi delle Guardie Rivoluzionarie. Il calcolo iraniano è di mantenere una sufficiente capacità di lanciare un contrattacco dopo aver subito i danni.
La seconda fase prevede la lancia di missili balistici e droni contro le installazioni Usa in tutta la regione, con obiettivi come la base aerea di Al-Udeid in Qatar e la base di Ali Al Salem nel Kuwait. Anche strutture negli Emirati Arabi Uniti e un'installazione in Siria verrebbero prese di mira dalla Repubblica Islamica.
La strategia iraniana sarebbe quella di sopraffare le difese Usa lanciando in simultanea centinaia o migliaia di proiettili in grado di rendere inefficaci i sistemi antimissilistici Patriot e Thaad. Molti di essi sarebbero intercettati, ma un numero sufficiente di vettori esplosivi riuscirebbe a raggiungere i target assegnati.
La quinta e ultima fase del piano iraniano si aprirebbe con un'azione geografica, controlando lo Stretto di Hormuz per bloccare il flusso di petrolio. Il prezzo del greggio salirebbe vertiginosamente, provocando gravi danni all'economia globale e mettendo sotto pressione gli Stati Uniti e i suoi alleati.
È ancora incerto se questo piano sia realistico o se sia frutto della disperazione. Ma la sua pubblicazione a poche ore dall'incontro in Oman non fa che rendere più fitta la nebbia di guerra in Medio Oriente.