VoceDiSassari
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I ministri non hanno capito: per la prima volta si voterà il referendum sulla riforma della giustizia insieme alle elezioni suppletive.
Oggi, 22 e 23 marzo, sarà il giorno in cui si decidono i destini delle più importanti magistrature dello Stato. Il governo ha deciso di accelerare la partita, mettendo fine a lunghe discussioni e scadenze. Ma anche qui, c'è qualcosa che non va: infatti è l'unica volta nella storia della Repubblica Italiana in cui si voterà il referendum insieme alle elezioni suppletive.
"La Costituzione prevede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni - dice Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato promotore. Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione".
Il ministro Foti non sembra aver capito il concetto: "Se mio nonno fosse un treno...". Ma anche qui, siamo in un terreno troppo ampolloso. Questa è una questione politica e costituzionale.
Un ricorso al referendum popolare? Certo, la Costituzione lo prevede. Ma forse il governo non ne vuole parlare. Ecco perché, con quest'accelerazione di scadenze, le tante discussioni e i molti dibattiti sono andati silenziosamente sottintesi.
Le firme del comitato promotore: più di 350mila. Ma il governo non sembra curarsi. "La loro firma ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all'ipotesi che suo nonno fosse un treno", dice Guglielmi. Ecco perché, con una decisione così precipitosa, siamo in mezzo a una polemica sottile.
Ma anche qui, c'è un filo conduttore comune: l'effetto di questa riforma sarà nei fatti una maggiore soggezione della magistratura alla politica. Queste sono le parole di Enrico Grosso, presidente del Comitato No.
Eppure, il governo non si può permettere di ignorare i cittadini: "La battaglia per la riforma della giustizia non è di partito, ma per il Paese: può e deve essere assolutamente trasversale", dice Antonio Tajani, vicepremier.
Un coro di soddisfazione arriva dagli azzurri, che esulano: "Forza Italia è pronta a una campagna appassionata...". Ma anche qui, c'è un filo conduttore comune: l'entusiasmo per la riforma. Nonostante le polemiche interne alla maggioranza.
E cosa dice il resto del paese?
Sono diverse le opinioni. Il ministro Foti ha espresso una frase pericolosa, che è stata ironizzata dai cronisti: "Se il ricorso dovesse essere accolto? Eh, se mio nonno fosse un treno...". Ma forse si tratta di qualcosa più grave. Ecco perché la questione della Costituzione, delle scadenze, del referendum popolare e dell'accelerazione dei tempi è in ballo.
Oggi, 22 e 23 marzo, sarà il giorno in cui si decidono i destini delle più importanti magistrature dello Stato. Il governo ha deciso di accelerare la partita, mettendo fine a lunghe discussioni e scadenze. Ma anche qui, c'è qualcosa che non va: infatti è l'unica volta nella storia della Repubblica Italiana in cui si voterà il referendum insieme alle elezioni suppletive.
"La Costituzione prevede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni - dice Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato promotore. Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione".
Il ministro Foti non sembra aver capito il concetto: "Se mio nonno fosse un treno...". Ma anche qui, siamo in un terreno troppo ampolloso. Questa è una questione politica e costituzionale.
Un ricorso al referendum popolare? Certo, la Costituzione lo prevede. Ma forse il governo non ne vuole parlare. Ecco perché, con quest'accelerazione di scadenze, le tante discussioni e i molti dibattiti sono andati silenziosamente sottintesi.
Le firme del comitato promotore: più di 350mila. Ma il governo non sembra curarsi. "La loro firma ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all'ipotesi che suo nonno fosse un treno", dice Guglielmi. Ecco perché, con una decisione così precipitosa, siamo in mezzo a una polemica sottile.
Ma anche qui, c'è un filo conduttore comune: l'effetto di questa riforma sarà nei fatti una maggiore soggezione della magistratura alla politica. Queste sono le parole di Enrico Grosso, presidente del Comitato No.
Eppure, il governo non si può permettere di ignorare i cittadini: "La battaglia per la riforma della giustizia non è di partito, ma per il Paese: può e deve essere assolutamente trasversale", dice Antonio Tajani, vicepremier.
Un coro di soddisfazione arriva dagli azzurri, che esulano: "Forza Italia è pronta a una campagna appassionata...". Ma anche qui, c'è un filo conduttore comune: l'entusiasmo per la riforma. Nonostante le polemiche interne alla maggioranza.
E cosa dice il resto del paese?
Sono diverse le opinioni. Il ministro Foti ha espresso una frase pericolosa, che è stata ironizzata dai cronisti: "Se il ricorso dovesse essere accolto? Eh, se mio nonno fosse un treno...". Ma forse si tratta di qualcosa più grave. Ecco perché la questione della Costituzione, delle scadenze, del referendum popolare e dell'accelerazione dei tempi è in ballo.