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Ecco il testo del articolo, scritto in italiano e con lo stile di un giornalista italiano:
In vista del referendum sulla Giustizia, che dovrebbe avere luogo entro la primavera del 2027, le cose vanno ancora male. La campagna all'arma bianca tra insulti incrociati e veleni è in pieno svolgimento. Ecco perché dobbiamo fermarci un attimo a guardare i nomi che emergono dai ranghi della magistratura.
Tre giuristi, tutti ex membri dell'Alta Corte Costituzionale, hanno deciso di lanciare la propria campagna in favore della riforma Nordio. Sono Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e Nicolò Zanon, i quali sostengono che la separazione delle carriere sarebbe stata la logica conseguenza della legge Vassalli, fermata però dall'ondata giustizialista degli anni Novanta.
Ma cosa si fa dei giudici che hanno partecipato alla censura a Barbero di Meta? Sono stati insieme all'Alta Corte per otto anni... e sono quindi «traditori». Oppure «bugiardi», come sostiene il presidente dell'Anm, Cesare Parodi. E pure del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, si dice che ha detto qualcosa che lo rende un «falso» della storia.
E poi ci sono i nomi che emergono dai ranghi della magistratura come simboli di una polemica. Come quello di Antonio Di Pietro, il magistrato simbolo di Mani pulite, che si schiererà senza incertezze per il Sì. E lo storico Alessandro Barbero, che sostiene che con la riforma inquirenti e giudici prenderanno ordini dal governo.
Ma la cosa più interessante è come si stia già litigando sulla data del referendum. Ma pure su chi sia autorizzato a votare. Il presidente dell'Anm, Cesare Parodi, lo spiega in questi termini: «Sono cresciuto con la sua figurina sul comodino del mio studio, non mi aspettavo di trovarla schierato dall'altra parte». E pure il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, viene rinfacciata una vecchia dichiarazione favorevole al sorteggio dei membri togati del Csm.
E poi ci sono le eccezioni. Come Sabino Cassese e Luciano Violante, che fanno una difesa argomentata della riforma. Ma per adesso, i nomi più spettinati sono quelli che sostengono la riforma. E pure quelli che si schierano contro.
In ogni caso, il referendum sulla Giustizia è ormai una questione di politica. E pure la data che dovrebbe avere luogo entro la primavera del 2027. Avrà pure le sue ragioni Maurizio Crozza, quando dice che il referendum più famoso della storia l'ha vinto Barabba. Ma non conosciamo sistemi migliori.
In vista del referendum sulla Giustizia, che dovrebbe avere luogo entro la primavera del 2027, le cose vanno ancora male. La campagna all'arma bianca tra insulti incrociati e veleni è in pieno svolgimento. Ecco perché dobbiamo fermarci un attimo a guardare i nomi che emergono dai ranghi della magistratura.
Tre giuristi, tutti ex membri dell'Alta Corte Costituzionale, hanno deciso di lanciare la propria campagna in favore della riforma Nordio. Sono Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e Nicolò Zanon, i quali sostengono che la separazione delle carriere sarebbe stata la logica conseguenza della legge Vassalli, fermata però dall'ondata giustizialista degli anni Novanta.
Ma cosa si fa dei giudici che hanno partecipato alla censura a Barbero di Meta? Sono stati insieme all'Alta Corte per otto anni... e sono quindi «traditori». Oppure «bugiardi», come sostiene il presidente dell'Anm, Cesare Parodi. E pure del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, si dice che ha detto qualcosa che lo rende un «falso» della storia.
E poi ci sono i nomi che emergono dai ranghi della magistratura come simboli di una polemica. Come quello di Antonio Di Pietro, il magistrato simbolo di Mani pulite, che si schiererà senza incertezze per il Sì. E lo storico Alessandro Barbero, che sostiene che con la riforma inquirenti e giudici prenderanno ordini dal governo.
Ma la cosa più interessante è come si stia già litigando sulla data del referendum. Ma pure su chi sia autorizzato a votare. Il presidente dell'Anm, Cesare Parodi, lo spiega in questi termini: «Sono cresciuto con la sua figurina sul comodino del mio studio, non mi aspettavo di trovarla schierato dall'altra parte». E pure il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, viene rinfacciata una vecchia dichiarazione favorevole al sorteggio dei membri togati del Csm.
E poi ci sono le eccezioni. Come Sabino Cassese e Luciano Violante, che fanno una difesa argomentata della riforma. Ma per adesso, i nomi più spettinati sono quelli che sostengono la riforma. E pure quelli che si schierano contro.
In ogni caso, il referendum sulla Giustizia è ormai una questione di politica. E pure la data che dovrebbe avere luogo entro la primavera del 2027. Avrà pure le sue ragioni Maurizio Crozza, quando dice che il referendum più famoso della storia l'ha vinto Barabba. Ma non conosciamo sistemi migliori.