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"Rischiamo di perdere la nostra civiltà perché la paura della critica ci impedisce di vedere l'errore".
L'ex segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo ha lanciato un messaggio chiaro: se non si reagisce tempestivamente contro la crescente minaccia cinese, rischiamo di perdere la nostra civiltà. La sua frase è stata pronunciata in un incontro con Maurizio Molinari e altri ospiti alla sede dell'Ispi, in una conferenza promossa da Liberlibri.
La critica di Pompeo si rivolge principalmente alla Cina, che sostiene non è una minaccia ma una forza economica globale. Ma secondo Pompeo l'economia è solo la superficie: "Il cervello conta più della marina e dell'esercito". La sua tesi è che il PCC cinese stia assorbendo capitale umano occidentale attraverso università e ricerca, rafforzando un sistema che oggi non ha alcuna intenzione di cooperare.
La critica di Pompeo si rivolge anche alla Russia e all'Iran. La sua tesi è che la guerra in Ucraina non sia solo una questione di territorio ma di progetto strategico globale. Secondo Pompeo, il Cremlino considera i territori baltici, Moldavia e Georgia parte integrante della Russia.
Ma Pompeo va anche contro l'Europa, che sostiene "non è pienamente consapevole" della minaccia cinese. Il suo messaggio è che l'Italia deve rafforzare la sua difesa e sicurezza e creare le condizioni per incentivare gli investimenti in Italia.
Per Pompeo la Cina è un regime di "brutalità senza precedenti". La sua tesi è che Teheran e i suoi proxy regionali si trovano oggi nel momento di massima debolezza. Il risultato finale a Teheran non sarà una democrazia, ma esiste una concreta possibilità di abbattere un regime "il più grande sponsor statale del terrorismo".
Il modello cinese su cui Pompeo si appoggia è basato sulla corruzione, sul dumping e sulla dipendenza. Il punto finale è la fiducia. Non si misura nelle dichiarazioni politiche, ma nei comportamenti reali: dove vogliono andare a vivere i giovani? In quale valuta si custodisce la ricchezza?
La risposta di Pompeo: non in renminbi, ma in dollari, euro e oro. È questo il segno di una superiorità civile che l'Occidente rischia di perdere se smette di crederci.
E qui entra in gioco anche la questione della Nato. Secondo Pompeo l'alleanza non è in pericolo, ma deve evolversi per affrontare minacce ibride, cyber e di influenza sistemica cinese.
Ma il messaggio più chiaro di Pompeo è che l'Occidente rischia di diventare come la Cina se smette di criticarla.
L'ex segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo ha lanciato un messaggio chiaro: se non si reagisce tempestivamente contro la crescente minaccia cinese, rischiamo di perdere la nostra civiltà. La sua frase è stata pronunciata in un incontro con Maurizio Molinari e altri ospiti alla sede dell'Ispi, in una conferenza promossa da Liberlibri.
La critica di Pompeo si rivolge principalmente alla Cina, che sostiene non è una minaccia ma una forza economica globale. Ma secondo Pompeo l'economia è solo la superficie: "Il cervello conta più della marina e dell'esercito". La sua tesi è che il PCC cinese stia assorbendo capitale umano occidentale attraverso università e ricerca, rafforzando un sistema che oggi non ha alcuna intenzione di cooperare.
La critica di Pompeo si rivolge anche alla Russia e all'Iran. La sua tesi è che la guerra in Ucraina non sia solo una questione di territorio ma di progetto strategico globale. Secondo Pompeo, il Cremlino considera i territori baltici, Moldavia e Georgia parte integrante della Russia.
Ma Pompeo va anche contro l'Europa, che sostiene "non è pienamente consapevole" della minaccia cinese. Il suo messaggio è che l'Italia deve rafforzare la sua difesa e sicurezza e creare le condizioni per incentivare gli investimenti in Italia.
Per Pompeo la Cina è un regime di "brutalità senza precedenti". La sua tesi è che Teheran e i suoi proxy regionali si trovano oggi nel momento di massima debolezza. Il risultato finale a Teheran non sarà una democrazia, ma esiste una concreta possibilità di abbattere un regime "il più grande sponsor statale del terrorismo".
Il modello cinese su cui Pompeo si appoggia è basato sulla corruzione, sul dumping e sulla dipendenza. Il punto finale è la fiducia. Non si misura nelle dichiarazioni politiche, ma nei comportamenti reali: dove vogliono andare a vivere i giovani? In quale valuta si custodisce la ricchezza?
La risposta di Pompeo: non in renminbi, ma in dollari, euro e oro. È questo il segno di una superiorità civile che l'Occidente rischia di perdere se smette di crederci.
E qui entra in gioco anche la questione della Nato. Secondo Pompeo l'alleanza non è in pericolo, ma deve evolversi per affrontare minacce ibride, cyber e di influenza sistemica cinese.
Ma il messaggio più chiaro di Pompeo è che l'Occidente rischia di diventare come la Cina se smette di criticarla.