Valentino Garavani, fondatore della omonima maison e tra i protagonisti mondiali della moda, è morto lunedì 19 gennaio, a Roma. Ripubblichiamo l'intervista del maggio 2020 al suo compagno di vita e socio Giancarlo Giammetti.
Era il luglio del '60 quando una sera di via Veneto conobbero. Il rapporto personale era stato istintivo: «un po’ un figlio di papà, iscritto ad Architettura, che frequentavo pochissimo». Giancarlo si sedeva al Café de Paris, mentre aspettava l'apertura del Pipistrello Night Club. La moda non era vista come carriera per un figlio all'epoca.
Nacque subito un sodalizio che creò un impero. «È nato subito un rapporto personale», racconta Giammetti. Valentino incontrava difficoltà di gestione della sartoria, mentre Giancarlo aiutava: «siamo nati insieme, lui ha chiuso le vecchie società, ne abbiamo aperta una nuova e tutto è cominciato». La delusione dei suoi era quella che la moda non fosse vista come carriera per un figlio.
Il sogno di Giancarlo era viaggiare e divertirsi. Lo faceva. Spesso a New York, con Andy Warhol e Diana Vreeland: «pranzavamo con Andy e la Polaroid al centro del tavolo... era un maniaco dell'immortalare il momento». E lo stesso Giammetti racconta.
Quando arrivò il sentore del successo, nel '62 i loro abiti erano già sui giornali americani. Nel '65-66 vestivano le donne più importanti di New York e Los Angeles: «vestivamo le donne più belle». La moda era cambiata e quel mondo non faceva più felice. Ma il duo era libero adesso, e Giammetti lo difende ancora dai leccapiedi.
Giancarlo racconta anche come Valentino era stato un partner imperioso: «non so se chiamarlo qualità... si chiama miracolo». Perché tornavano tranquilli dopo litigi. E la litigiosità dei due? Giammetti dice: «Valentino non vuole tanto essere spinto a fare cose che non ha voglia di fare... è riuscito a imporre quello che voleva e io ho potuto solo agevolarlo».
Era il luglio del '60 quando una sera di via Veneto conobbero. Il rapporto personale era stato istintivo: «un po’ un figlio di papà, iscritto ad Architettura, che frequentavo pochissimo». Giancarlo si sedeva al Café de Paris, mentre aspettava l'apertura del Pipistrello Night Club. La moda non era vista come carriera per un figlio all'epoca.
Nacque subito un sodalizio che creò un impero. «È nato subito un rapporto personale», racconta Giammetti. Valentino incontrava difficoltà di gestione della sartoria, mentre Giancarlo aiutava: «siamo nati insieme, lui ha chiuso le vecchie società, ne abbiamo aperta una nuova e tutto è cominciato». La delusione dei suoi era quella che la moda non fosse vista come carriera per un figlio.
Il sogno di Giancarlo era viaggiare e divertirsi. Lo faceva. Spesso a New York, con Andy Warhol e Diana Vreeland: «pranzavamo con Andy e la Polaroid al centro del tavolo... era un maniaco dell'immortalare il momento». E lo stesso Giammetti racconta.
Quando arrivò il sentore del successo, nel '62 i loro abiti erano già sui giornali americani. Nel '65-66 vestivano le donne più importanti di New York e Los Angeles: «vestivamo le donne più belle». La moda era cambiata e quel mondo non faceva più felice. Ma il duo era libero adesso, e Giammetti lo difende ancora dai leccapiedi.
Giancarlo racconta anche come Valentino era stato un partner imperioso: «non so se chiamarlo qualità... si chiama miracolo». Perché tornavano tranquilli dopo litigi. E la litigiosità dei due? Giammetti dice: «Valentino non vuole tanto essere spinto a fare cose che non ha voglia di fare... è riuscito a imporre quello che voleva e io ho potuto solo agevolarlo».