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Un regista, Paolo Virzì, è al centro di una controversia legale riguardante il suo film "Cinque secondi". Il nobile Stefano Guelfi Camaiani ha citato in giudizio le case di produzione Greenboo Production e Indiana Production sostenendo che non sia mai esistito un accordo per utilizzare il nome della sua zia e della sua casata. Secondo lui, la famiglia nella pellicola sarebbe stata rappresentata come decaduta, coinvolta in problemi finanziari, uso di droga, reati e problemi psichiatrici.
Il Guelfi Camaiani ha richiesto un provvedimento d'urgenza per bloccare immediatamente la distribuzione del film affermando che la rappresentazione della sua famiglia è una lesione del suo diritto all'identità personale e violazione della riservatezza sulla storia familiare. Tuttavia, il giudice Carolina Dini ha rigettato la richiesta di blocco cautelare scrivendo che i fatti e i personaggi narrati nel film sono assolutamente immaginari e frutto della fantasia degli autori.
Secondo il regista Paolo Virzì, l'opera è una rappresentazione artistica e non una biografia. La produzione del film sostiene che la figura di Matilde Guelfi Camaiani è liberamente ispirata a una contessa esistita realmente, ma non è una rappresentazione fedele della stessa. Tuttavia, il nobile Stefano Guelfi Camaiani non è convinto e continua a sostenere che la rappresentazione della sua famiglia nel film sia una violazione del suo diritto all'identità personale.
La controversia legale prosegue con un'udienza imminente per determinare se i diritti dell'erede siano stati calpestati e se spetti un risarcimento danni alla famiglia. La battaglia legale sembra ancora in corso, con entrambe le parti che sostengono la propria versione degli eventi.
Il Guelfi Camaiani ha richiesto un provvedimento d'urgenza per bloccare immediatamente la distribuzione del film affermando che la rappresentazione della sua famiglia è una lesione del suo diritto all'identità personale e violazione della riservatezza sulla storia familiare. Tuttavia, il giudice Carolina Dini ha rigettato la richiesta di blocco cautelare scrivendo che i fatti e i personaggi narrati nel film sono assolutamente immaginari e frutto della fantasia degli autori.
Secondo il regista Paolo Virzì, l'opera è una rappresentazione artistica e non una biografia. La produzione del film sostiene che la figura di Matilde Guelfi Camaiani è liberamente ispirata a una contessa esistita realmente, ma non è una rappresentazione fedele della stessa. Tuttavia, il nobile Stefano Guelfi Camaiani non è convinto e continua a sostenere che la rappresentazione della sua famiglia nel film sia una violazione del suo diritto all'identità personale.
La controversia legale prosegue con un'udienza imminente per determinare se i diritti dell'erede siano stati calpestati e se spetti un risarcimento danni alla famiglia. La battaglia legale sembra ancora in corso, con entrambe le parti che sostengono la propria versione degli eventi.