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"La gogna mediatica, un reato in agguato"
Il suicidio dei due genitori di Claudio Carlomagno, l'assassino della moglie, è stato un evento tragico che ha lasciato il nostro paese in profondo shock. Ma cosa ci fa parlare questo caso così ancora oggi? Professore Crepet, come spieghi perché i genitori di Claudio si sono uccisi?
"Sensi di colpa e solitudine". Sì, è stato il senso di colpa che ha guidato i due genitori a prendere la loro vita. "Se mio figlio va a una festa e fa qualcosa di sbagliato, la mia prima reazione emotiva sarà arrabbiarsi con lui, poi c'è sempre un senso di colpa che emerge: non sono stata capace, non mi sono accorta...". Si immagini in una situazione tragica come quella di Anguillara.
È giusto dire che si sente colpevole?
"Probabilmente sì. Il suicidio è un atto violento. È terrificante per chi muore e soprattutto per chi è condannato a sopravvivere a quel suicidio". Ma cosa ci fa il senso di colpa in questo caso? Ricorda quando hai scritto "Le dimensioni del vuoto" sul suicidio dei giovani, Professore. Anche allora, anche se non parliamo dei giovani, il problema è quello: le dimensioni del vuoto.
La gogna mediatica, un reato?
"Sì, la gogna mediatica è una cosa orrenda. Quando ci decideremo a farla diventare un reato". Ma perché? "Bisognerà arrivare a dirlo". I genitori di Claudio hanno scritto una lettera di addio in cui denunciano la gogna mediatica. La preoccupazione è che il coro sociale sia ancora attaccato alla sacralità dell'unione, e se si rompe sei sacrilego.
Ma cosa dice il Professore Crepet sulla mentalità dell'assassino?
"L'indifferenza è una caratteristica dell'assassino. Senza indifferenza non potrebbe uccidere". E perché? "Il divorzio è vissuto da molti uomini come una diminuzione del potere maschile. Se lei ti lascia, fai una brutta figura. Non sei più l'uomo che eri. Diventi impotente. C'è un contraccolpo persino sul piano sessuale".
E quindi?
"Invece il divorzio è libertà. Abbiamo il divorzio da quasi sessant'anni e ancora non lo abbiamo capito". Ma per chi? "Innanzitutto per la donna che decide di lasciare, ma anche per chi è lasciato. Anche per l'uomo. Gli viene concessa l'occasione per costruirsi un'altra vita".
E i figli?
"I figli soffrono a vivere una commedia familiare nella quale non c'è più niente nel migliore dei casi, nel peggiore". Ma perché? Perché il coro sociale è ancora attaccato alla sacralità dell'unione. "Se la rompi sei sacrilego".
La gogna mediatica, un reato che deve essere denunciato. La questione del divorzio e della libertà femminile è ancora oggi aperta.
Il suicidio dei due genitori di Claudio Carlomagno, l'assassino della moglie, è stato un evento tragico che ha lasciato il nostro paese in profondo shock. Ma cosa ci fa parlare questo caso così ancora oggi? Professore Crepet, come spieghi perché i genitori di Claudio si sono uccisi?
"Sensi di colpa e solitudine". Sì, è stato il senso di colpa che ha guidato i due genitori a prendere la loro vita. "Se mio figlio va a una festa e fa qualcosa di sbagliato, la mia prima reazione emotiva sarà arrabbiarsi con lui, poi c'è sempre un senso di colpa che emerge: non sono stata capace, non mi sono accorta...". Si immagini in una situazione tragica come quella di Anguillara.
È giusto dire che si sente colpevole?
"Probabilmente sì. Il suicidio è un atto violento. È terrificante per chi muore e soprattutto per chi è condannato a sopravvivere a quel suicidio". Ma cosa ci fa il senso di colpa in questo caso? Ricorda quando hai scritto "Le dimensioni del vuoto" sul suicidio dei giovani, Professore. Anche allora, anche se non parliamo dei giovani, il problema è quello: le dimensioni del vuoto.
La gogna mediatica, un reato?
"Sì, la gogna mediatica è una cosa orrenda. Quando ci decideremo a farla diventare un reato". Ma perché? "Bisognerà arrivare a dirlo". I genitori di Claudio hanno scritto una lettera di addio in cui denunciano la gogna mediatica. La preoccupazione è che il coro sociale sia ancora attaccato alla sacralità dell'unione, e se si rompe sei sacrilego.
Ma cosa dice il Professore Crepet sulla mentalità dell'assassino?
"L'indifferenza è una caratteristica dell'assassino. Senza indifferenza non potrebbe uccidere". E perché? "Il divorzio è vissuto da molti uomini come una diminuzione del potere maschile. Se lei ti lascia, fai una brutta figura. Non sei più l'uomo che eri. Diventi impotente. C'è un contraccolpo persino sul piano sessuale".
E quindi?
"Invece il divorzio è libertà. Abbiamo il divorzio da quasi sessant'anni e ancora non lo abbiamo capito". Ma per chi? "Innanzitutto per la donna che decide di lasciare, ma anche per chi è lasciato. Anche per l'uomo. Gli viene concessa l'occasione per costruirsi un'altra vita".
E i figli?
"I figli soffrono a vivere una commedia familiare nella quale non c'è più niente nel migliore dei casi, nel peggiore". Ma perché? Perché il coro sociale è ancora attaccato alla sacralità dell'unione. "Se la rompi sei sacrilego".
La gogna mediatica, un reato che deve essere denunciato. La questione del divorzio e della libertà femminile è ancora oggi aperta.