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Un caso oscuro della virtù perduta: la sentenza di ergastolo confermata contro l'ex medico della Virtus Giampaolo Amato. La Corte di appello di Bologna ha sancito la colpevolezza dell'imputato, che era già stato condannato all'ergastolo nel primo grado.
La vicenda è stata caratterizzata da un sangue freddo e una precisione mortale, con il mix di farmaci Midazolam e Sevoflurano riconoscibile anche ai più esperti. La Procura generale ha chiesto la conferma del carcere a vita, che ora è stata ratificata dalla Corte.
I giudici hanno accettato la ricostruzione della vicenda, secondo cui Amato avrebbe somministrato i farmaci alla moglie Isabella Linsalata e alla suocera Giulia Tateo. La vittima di trentotto anni era ginecologa, mentre la sua nonna aveva 87 anni.
La sentenza è stata confermata dopo una critica alle ricostruzioni alternative presentate dalla difesa. I giudici hanno affermato che le congetture ipotetiche non reggono al vaglio critico e che l'imputato è l'unico che poteva aver effettuato tali azioni.
Amato, che ha sempre negato la colpevolezza, ha affermato di essere innocente. Durante le sue dichiarazioni, ha anche ricordato la sua dedizione alla cura e alla salute dei pazienti, ma ha sottolineato l'insopportabilità della sola idea che potesse aver commesso un atto di violenza contro Isabella e i suoi figli.
La sentenza conferma che Giampaolo Amato dovrà trascorrere gli anni a venire in prigione, senza speranza di libertà condizionale.
La vicenda è stata caratterizzata da un sangue freddo e una precisione mortale, con il mix di farmaci Midazolam e Sevoflurano riconoscibile anche ai più esperti. La Procura generale ha chiesto la conferma del carcere a vita, che ora è stata ratificata dalla Corte.
I giudici hanno accettato la ricostruzione della vicenda, secondo cui Amato avrebbe somministrato i farmaci alla moglie Isabella Linsalata e alla suocera Giulia Tateo. La vittima di trentotto anni era ginecologa, mentre la sua nonna aveva 87 anni.
La sentenza è stata confermata dopo una critica alle ricostruzioni alternative presentate dalla difesa. I giudici hanno affermato che le congetture ipotetiche non reggono al vaglio critico e che l'imputato è l'unico che poteva aver effettuato tali azioni.
Amato, che ha sempre negato la colpevolezza, ha affermato di essere innocente. Durante le sue dichiarazioni, ha anche ricordato la sua dedizione alla cura e alla salute dei pazienti, ma ha sottolineato l'insopportabilità della sola idea che potesse aver commesso un atto di violenza contro Isabella e i suoi figli.
La sentenza conferma che Giampaolo Amato dovrà trascorrere gli anni a venire in prigione, senza speranza di libertà condizionale.