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"In Niscemi, l'incubo dell'aggrawanto frana, mentre l'inchiesta si avvicina alla svolta"
La vita torna lentamente a Niscemi, coi bimbi che giocano e tornano a scuola. Ma è una false pacificazione, perché la città resta invasa dal terribile disastro causato dalla frana del costone. I responsabili di quel disastro saranno i più responsabili di pagare le conseguenze.
Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, promette di andare fino in fondo all'inchiesta: "Non ci fermeremo qualunque sia il livello dei soggetti coinvolti". Le indagini saranno lunghe e complesse, perché non si sono ancora identificati gli indagati. Ma è un evento enormemente grave che non ha eguali sul territorio europeo.
Ecco l'elenco delle vittime del disastro: 5 edifici crollati, 4 in bilico, 137 inagibili e fortemente a rischio, 3 scuole chiuse e 323 alunni trasferiti. E il numero è destinato ad aumentare ulteriormente, come spiega il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.
"Quelle case che vedete sopra la frana vanno demolite o precipiteranno", annuncia Ciciliano. "Entro 50 metri dal costone crollato non rientrerà più nessuno". Il governatore Schifani ha considerato impossibile pensare di correre inutili rischi, e l'abbattimento sembra inevitabile.
Ma il primo cittadino Massimiliano Conti promette che Niscemi resta dov'è, non ci sarà uno spostamento in un altro sito. La città di 25 mila abitanti ha un tessuto urbano molto più ampio di quanto si pensi. Il sindaco è certo che non ci sia alcun dolo nel disastro, e che in passato non ci fosse piena consapevolezza di una situazione così grave.
Ma il dolo? Il problema rimane aperto, mentre gli inquirenti lavorano per comprendere se si tratta di un incidente o di un problema noto o comunque preventivabile. L'intelligenza artificiale sarà impiegata nell'inchiesta, per analizzare fino in fondo anche le problematiche connesse alle acque reflue e piovane.
E allora, cosa aspettiamo? La risposta è che non ci fermeremo, noi investigatori. E comunque sia, l'abbattimento dei 137 edifici è una questione di sicurezza primaria.
La vita torna lentamente a Niscemi, coi bimbi che giocano e tornano a scuola. Ma è una false pacificazione, perché la città resta invasa dal terribile disastro causato dalla frana del costone. I responsabili di quel disastro saranno i più responsabili di pagare le conseguenze.
Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, promette di andare fino in fondo all'inchiesta: "Non ci fermeremo qualunque sia il livello dei soggetti coinvolti". Le indagini saranno lunghe e complesse, perché non si sono ancora identificati gli indagati. Ma è un evento enormemente grave che non ha eguali sul territorio europeo.
Ecco l'elenco delle vittime del disastro: 5 edifici crollati, 4 in bilico, 137 inagibili e fortemente a rischio, 3 scuole chiuse e 323 alunni trasferiti. E il numero è destinato ad aumentare ulteriormente, come spiega il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.
"Quelle case che vedete sopra la frana vanno demolite o precipiteranno", annuncia Ciciliano. "Entro 50 metri dal costone crollato non rientrerà più nessuno". Il governatore Schifani ha considerato impossibile pensare di correre inutili rischi, e l'abbattimento sembra inevitabile.
Ma il primo cittadino Massimiliano Conti promette che Niscemi resta dov'è, non ci sarà uno spostamento in un altro sito. La città di 25 mila abitanti ha un tessuto urbano molto più ampio di quanto si pensi. Il sindaco è certo che non ci sia alcun dolo nel disastro, e che in passato non ci fosse piena consapevolezza di una situazione così grave.
Ma il dolo? Il problema rimane aperto, mentre gli inquirenti lavorano per comprendere se si tratta di un incidente o di un problema noto o comunque preventivabile. L'intelligenza artificiale sarà impiegata nell'inchiesta, per analizzare fino in fondo anche le problematiche connesse alle acque reflue e piovane.
E allora, cosa aspettiamo? La risposta è che non ci fermeremo, noi investigatori. E comunque sia, l'abbattimento dei 137 edifici è una questione di sicurezza primaria.