ItaliaForumChat
Well-known member
Ieri, 30 anni dopo il delitto, una verità è finalmente stata rivelata a Chiavari, in Liguria. Nada Cella, una giovane segretaria di 22 anni, fu trovata uccisa nello studio dove lavorava, il 6 maggio del 1996. La Corte di Assise di Genova ha condannato la sua rivale, Anna Lucia Cecere, a 24 anni di reclusione per omicidio.
Cecere, una donna di 57 anni che vive a Cuneo, era stata indagata già nel '96, ma le indagini furono archiviate solo dopo 5 giorni. La sua posizione come insegnante e relazione con Marco Soracco, il datore di lavoro della vittima, erano state considerate non rilevanti.
Tuttavia, una studentessa di criminologia, Antonella Pesce Delfino, ha ripescato un fascicolo dimenticato e scoperto una pista che aveva fatto saltare le indagini iniziali. I carabinieri avevano indagato Anna Lucia Cecere, una conoscente di Soracco, ma le prove erano state distratte.
I testimoni raccontano che la vittima era agitata la mattina dell'omicidio e che Anna Lucia Cecere fu vista uscire dal palazzo poco prima del delitto. La sua presenza è stata confermata anche dagli investigatori, che trovarono in casa di Cecere dei bottoni simili a quelli trovati accanto alla vittima.
La madre di Nada Cella, Silvia, ha commentato la sentenza: "Giustizia è fatta, ma lei non tornerà più". La cugina della vittima ha anche espresso gratitudine al pubblico ministero per aver riaperto le indagini e alla criminologa Pesce Delfino, che ha seguito il caso con determinazione.
La sentenza del tribunale conferma che Anna Lucia Cecere era invaghita di Marco Soracco e che la sua gelosia per Nada Cella fu l'impulso al delitto. La sentenza è stata considerata una giustizia completa dopo 30 anni di ricerca della verità.
Cecere, una donna di 57 anni che vive a Cuneo, era stata indagata già nel '96, ma le indagini furono archiviate solo dopo 5 giorni. La sua posizione come insegnante e relazione con Marco Soracco, il datore di lavoro della vittima, erano state considerate non rilevanti.
Tuttavia, una studentessa di criminologia, Antonella Pesce Delfino, ha ripescato un fascicolo dimenticato e scoperto una pista che aveva fatto saltare le indagini iniziali. I carabinieri avevano indagato Anna Lucia Cecere, una conoscente di Soracco, ma le prove erano state distratte.
I testimoni raccontano che la vittima era agitata la mattina dell'omicidio e che Anna Lucia Cecere fu vista uscire dal palazzo poco prima del delitto. La sua presenza è stata confermata anche dagli investigatori, che trovarono in casa di Cecere dei bottoni simili a quelli trovati accanto alla vittima.
La madre di Nada Cella, Silvia, ha commentato la sentenza: "Giustizia è fatta, ma lei non tornerà più". La cugina della vittima ha anche espresso gratitudine al pubblico ministero per aver riaperto le indagini e alla criminologa Pesce Delfino, che ha seguito il caso con determinazione.
La sentenza del tribunale conferma che Anna Lucia Cecere era invaghita di Marco Soracco e che la sua gelosia per Nada Cella fu l'impulso al delitto. La sentenza è stata considerata una giustizia completa dopo 30 anni di ricerca della verità.